E probabilmente essere bravi in queste cose è proprio questo: avere la percezione del momento, di QUEL momento, in cui disattivare il calcolo integrale della forza dell'avambraccio e lasciarsi andare ( l'espressione lasciarsi andare aveva assunto un connotato scientifico nella sua testa )per scivolare nella nuvola di soluzioni certe possibili, schivare tutti gli ostacoli di ordine logico e fisico che restano e raggiungere il parquet nel lume della rete del canestro in un indimenticabilmente seducente danza con l'eterno. Ma questa non era una partita a basket, era più una cosa tipo: la sua vita cosciente. Non c'entrava la bravura, c'erano variabili come il Karma, la casualità, l'alitosi. Non poteva accettare un fattore di incontrollabilità così prevedibile, che bastava lasciarsi andare al momento giusto per vincere. Probabilmente c'era qualche grandezza parametrica di più, una cosa tipo una delle venti possibilità in una vita di azzeccare ( il verbo azzeccare aveva assunto un connotato scientifico nella sua testa) un'idea giusta, sentire i neuroni strizzarsi e perdere qualche anno di vita spirituale, prendere un capello bianco, morire giovani e consumati. E poi c'era la questione dell'opportunità di cavalcare l'onda e rimanere in piedi almeno durante tutto il reef, o passare la vita a chiedersi il significato del surf. Tutto accompagnato da un'incredulità dilaniante, il sentore netto e viscido della truffa, ordinatamente nella sua testa nelle immagini:
- Entrare in casa del festeggiato-a-sorpresa qualche minuto prima di lui, beccarsi le urla, gli auguri, e uno "scansati coglione" di proporzioni psichiche topiche;
- Inconsapevole protagonista di una Candid Camera trumanesca o, come sottoinsieme, della pubblicità molto ben riuscita di uno studio legale divorzista;
- Arrivare al momento-topico-amoroso #125 e sentirla scoppiare in una risata così profonda da incidergli sul cuore in bassorilievo: "ma veramente ci stavi credendo?!"
Era un debole, con sincerità non se l'era mai nascosto. Aveva una paura fottuta.
Non puoi tornare così e aspettarti che io ti dica sì perché per essermene andato una volta sul serio hai sentito che ti mancava il fiato. Quanto vuoi che duri. I processi evolutivi dei ritorni di fiamma fanno solo perdere le dita ai ragazzini che vogliono appiccare fuoco ad un cassonetto con l'AXE. Non servono a stare bene più del tempo in cui il gas brucia, tutto torna in fretta come prima e tu hai solo qualche difficoltà in più a infilarti un paio di guanti. E noi non abbiamo neanche un prima, il che se vuoi è anche più preoccupante. E poi non ci sono motivi seri per cui dovrei piacerti. Ti meriti un tipo alto, uno con una barba vera. Sei di una bellezza smarcante. Nel mio sistema di valori le soddisfazioni non esistono, l'unica spiegazione plausibile non c'è. Non puoi riferirti veramente a me quando mi guardi, mi dici che vuoi vedermi, di essere felice, di sentirti protetta dalle mie spalle fasulle. Mi aspetto che chiedi "battuta" al gobbo da un momento all'altro. E io sono solo felice davvero, felice e travolto da lame che sento andare a fondo e piantarsi nei midolli delle ossa più lunghe, felice che imploro perché niente si avveri, tutto rimanga così. E l'unica cosa che riesco a pensare è che a questo punto c'è da preoccuparsi solo di quanto vicina possa essermi la morte.
Era un limpido mattino di Ottobre, quindi. La notte passata ce l'aveva impressa come un film di Hitchcock: pessime luci, grandi dialoghi, Grace Kelly. Guardava il mondo schiudersi all'alba nella sua incessante romanticheria, a velocità costante, attraversato dai raggi di un sole che penetrava nuvole di asfalto come in un video di MTV. La felicità nel cuore, in bocca una canzone, le gambe che bruciavano lipidi, le mani che si scioglievano sul manubrio, tutto il sangue in terra in un rivolo corto qualche secondo dopo l'impatto.
Era un limpido mattino di Ottobre, quindi. La notte passata ce l'aveva impressa come un film di Hitchcock: pessime luci, grandi dialoghi, Grace Kelly. Guardava il mondo schiudersi all'alba nella sua incessante romanticheria, a velocità costante, attraversato dai raggi di un sole che penetrava nuvole di asfalto come in un video di MTV. La felicità nel cuore, in bocca una canzone, le gambe che bruciavano lipidi, le mani che si scioglievano sul manubrio, tutto il sangue in terra in un rivolo corto qualche secondo dopo l'impatto.

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