Mi sono abbandonato nel mantra della risacca, aspettandoti. I suoni diventano più opachi, se pensi ad altro. A casa ho una bussola nuova: ci guardo sempre quel lato della stanza dove l'ago punta a sud-est e aspetto. E se non sopravvivessi per quando ci rivedremo? Sono in una fascia immortale, stando al TG. Non c'è niente su quel lato della stanza. Devo solo idratarmi e mangiare tanta frutta. Da settecento chilometri di distanza aspetto. Aspetto che d'improvviso ti volti a nord-ovest e i nostri sguardi s'incrocino attraverso inutili persone, cose, città. Ho una pelle così nuova, mi andrebbe moltissimo di mostrartela. In realtà sono convinto che tu pensi a me quanto io penso al debito pubblico di un paese qualsiasi del terzo mondo. Io odio la finanza. Tu ami viaggiare. Il sale mi ha corroso la faccia, la falesia mi ha tagliato i talloni, l'acqua mi ha schiantato sugli scogli così tante volte e il sale mi ha essiccato l'anima e le labbra così a fondo. La polvere mi cammina addosso e la sabbia mi intaglia le vene come in un bassorilievo. E questo cazzo di vento, che non mi molla mai. Oggi, pensandoti, ho avuto un'epifania di fallimento. La nostra situazione è questa: tra noi c'è una porta chiusa e non l'apriremo mai. Potrei morire arso vivo, cadere dal ciglio di questa scogliera che separa il vero e il falso in un balzo, oppure potrei sopravvivere lo stesso. In cosa mi è lecito sperare? Non hai risposto alla mia domanda. Potrei essere centomila altre cose da qui, da ora, da così. Ci vediamo domani alle tre, ti aspetto. Non farti desiderare, sarebbe sciocco. Non farti, desiderare sarebbe sciocco. Non farti desiderare sarebbe sciocco. Andrà a finire che ti metterò l'ansia e mi odierai. Io già mi odio. Potresti non odiarmi e io mi odierei per due. Potresti amarmi, ad esempio. Mi sono seduto sul ciglio dello scoglio più alto, ho guardato l'orizzonte e ho pensato alla parola "paralisi". Potrei amarti, ad esempio, ma starei attaccato come una patella ad ogni porosità della tua anima. Conquistarti diventerebbe il fine, amarti il mezzo, sarebbe sciocco. I suoni sono più vividi se non pensi a niente. Oggi, pensandoti, ho desiderato con tutti i nervi, più di ogni altra cosa, di ritirare due terzi delle parole che ti abbia mai detto in vita mia. Ho stretto i denti e aumentato la pressione intracranica. Ci vedevo meglio perché sono un po' miope, ma non è successo niente se non le vene che si sono gonfiate. Se chiudo gli occhi vedo il pube di una donna avvolto da un bikini, una donna che neanche mi piace. Ho pensato che la tua schizofrenia sociale è una cosa inumana, che perdi umanità quando fai così. Tu lo sai, come. Roma è una cornice splendida, la noia e la nostalgia sono dei meravigliosi colori per quest'oasi di disperazione. Roma non mi manca per niente, ora. E' sempre troppo caldo per provare qualcosa. Ma fra un mese Roma mi mancherà come mia madre da piccolo. Sarebbe una cornice splendida per il nostro amore, se solo io non fossi così idiota. A pensarci bene ho così tanti motivi per dirti che adoro e anelo ogni grammo della tua considerazione, del tuo essere, che, di base, non ne ho nessuno. E' come se già ti odiassi per quando mi mollerai. Tu. A pensarci bene, non amarmi mai. Sarà più facile dopo. "Tanto non ti ha mai amato". "Tanto non mi amava". "Due grappe barricate, per favore". E basta co sto cazzo di vento, anche.
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