lunedì 22 agosto 2011

L'Ufficio Tramonti.

Un giorno, tanto tempo fa, il bambino chiese al Mago:
- Mago, è vero che tu sai tutto?
Il Mago, che non era proprio un Mago, ma sapeva molte cose, disse una piccola bugia, perché tra le altre cose sapeva anche che alcune piccole bugie fanno bene agli uomini:
- Si, es verdad, so tuttodituttoditu'!
Allora il bambino si asciugò le lacrime dal viso e chiese al Mago perché anche i pittori dopo un po' della loro vita scompaiono e tutti li piangono perché non torneranno mai più. A scuola infatti gli avevano detto che gli artisti sono immortali.
Il Mago si tolse il cappello, si sedette accanto al bambino e, come faceva sempre, si grattò la testa:
- Beh, anche i pittori, come tutti gli artisti, scompaiono, perché c'è bisogno di loro all'Ufficio Tramonti.
Il bambino non capì un'accidente di nientedinientedinie' e disse al Mago che anche lui aveva bisogno del suo papà qui giù all'Ufficio Amore e Protezione.
- Il fatto è questo, mio piccolo amico. Le cose stanno così, duepunti, ma non dir niente a nessuno dinientedinientedinie' perché è un segreto tra i più grandi della terra.
Il Mago allora si avvicinò all'orecchio del bambino e gli raccontò questa storia: ogni artista viene al mondo per guardarselo bene e prendere le misure giuste. Quando ha visto abbastanza, poi, scompare. Tutti lo piangono perché si ha sempre un po' nostalgia di chi vede bene, perché chi vede bene sa indicare la strada giusta, e senza le giuste indicazioni ci si perde sempre per le strade più sbagliate. Dopo un po', però, tutti smettono di piangere, perché a forza di piangere ognuno si accorge di avere gli occhi più puliti di prima e di vederci bene benissimo, di non averci mai visto megliodimegliodime': il dono più grande di chi se ne va è insegnare a vedere oltre le lacrime.
Il bambino allora si avvicinò all'orecchio del Mago e chiese lentamente:
- Ho capito, ma le misure giuste di che, per fare che?
Il Mago allora si avvicinò di nuovo all'orecchio del bambino e gli raccontò quest'altra storia: ogni artista viene al mondo per prendere le misure del mondo, per imparare a fare un grande grandioso dipinto più grande di ogni altro dipinto sulla terra. Dio è sempre troppo affaccendato per pensare a tutto e chiede ogni sera ad un artista diverso dell'Ufficio Tramonti di dipingere per lui il tramonto di quella sera, e dato che il mondo è pieno di tramonti e ogni sera ne serve uno, servono un mondo e mezzo di artisti ogni sera per organizzare tutti questi tramonti. Ma ogni uomo ha un incarico all'Ufficio Tramonti: gli scultori alle nuvole, i pittori ai colori, i musicisti al vento, gli ingegneri alla temperatura e alla pressione, gli avvocati per i permessi, gli ottici per le proporzioni, i medici e i veterinari per i passanti e le creature del cielo, e così via. Talvolta le squadre funzionano bene e vengono fuori dei tramonti bellissimi, degni di essere ridipinti dagli artisti giù sulla terra per prendere le misure per quando saranno all'Ufficio Tramonti e toccherà a loro organizzare un nuovo tramonto bellissimo degno di essere dipinto ancora dagli artisti giù sulla terra per prendere le misure per quando questi saranno all'Ufficio Tramonti ad organizzare un nuovo tramonto bellissimo ancora, e così via. Talvolta invece le squadre funzionano male e i tramonti vengono fuori troppo scuri, troppo chiari o niente di particolare e vuol dire che qualcuno non ha fatto bene il suo lavoro o che il pittore responsabile non aveva le idee chiare o non aveva preso bene le misure quand'era giù sulla terra. E sai, piccolo amico, se guardi bene, ogni sera si vede il tocco dell'artista che ha diretto i lavori, su all'Ufficio Tramonti.
Il Mago allora tirò fuori un piccolo quaderno in cui aveva incollato delle foto di tramonti bellissimi e aveva scritto sotto ognuna un nome diverso, dell'artista che secondo lui aveva diretto i lavori quella volta su all'Ufficio Tramonti: Caravaggio, Monet, Van Gogh, Dalì, Giotto, Franchino di Piazza Tre Porte...
- Chi è Franchino di Piazza Tre Porte? - chiese sempre lentamente, nell'orecchio, il bambino al Mago.
- un mio amico che faceva ritratti con le cicche delle sigarette, che è scomparso qualche anno fa. Tempo fa c'era un tramonto fumoso, pieno di nuvole nere, controsole, secondo me il direttore era lui e voleva dirmi: ti trovo un po' ingrassato, dovresti mangiare meno porcherie e più verdure.
- Io non mangio le verdure – disse un po' spaventato il bambino al Mago.
- Fai male – disse ammiccando il Mago al bambino.
A quel punto il Mago chiuse il piccolo quaderno e saltò giù dal muretto su cui si erano seduti e disse al bambino:
- Hai pianto tanto, così tanto che i tuoi occhi ora sono asciutti e puliti e ci vedono bene, benissimo, come se vedessero per la prima volta e abbiamo passato così tanto tempo seduti su questo muretto a parlarci nelle orecchie che secondo me non ti sei accorto di che bel tramonto hai alle spalle.
Il bambino si voltò di scatto e gli occhi lucidi effettivamente ci vedevano bene, benissimo, come se vedessero per la prima volta e di fronte a lui il cielo si era aperto in un magnifico tramonto color oro. Ogni nuvola, ogni chiaroscuro, ogni sfumatura, dal rosso scarlatto al blu più profondo, la temperatura mite, la pressione alta, gli uccelli e le case sullo sfondo, un signore che passeggiava fischiando una vecchia canzone e un vecchio pianoforte suonato da una mano incerta, tutto, tuttodituttodituttoditu' gli faceva pensare che il direttore di quella sera fosse il suo papà, che aveva evidentemente preso tutte le misure perfettamente, perché non un nientedinientedinientedinie' era fuoriposto.
- Mago, è vero che tu sai tutto? - chiese il bambino, di nuovo.
- Si, es verdad, so tuttodituttodituttoditu'! - disse il Mago, anche se non era proprio un Mago e non sapeva tuttodituttodituttoditu'.
- Mago, a me il mio papà manca ancora un po'.
- Lo so, mio piccolo amico.
- Possiamo stare ancora un po' a guardare, però?
- Ma certo.

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