La giacca di velluto a coste gli si accapponava sul maglione mentre tentava goffamente di riparare al disarmonico défilé tra il suo passo e il passo sicuro e ritmico dell'Onorevole che procedeva liscio e locomotivicamente avvolto dal fumo del sigaro. Questo tacere ministeriale gli riempiva la testa e i faldoni e i fascicoli lo soverchiavano talmente che si dimenticò di ricordarsi che aveva la patta aperta a metà. In fondo al tunnel dell'ingresso, il taxi a quattro frecce accese in cui il Signor Ministro entrò a olio.
L'Addetto arrivò qualche decimo di secondo dopo, con gli occhiali che stavano condensando per l'escursione termica tra il ministero e fuori.
Rivolse al Ministro un involontario sguardo bastonato:
- hahaha, beh? che c'è?
Arrivava sempre il momento della resa dei conti settimanale in un confessionalistico quarto d'ora senza pudore attraverso il finestrino posteriore del taxi. Era uno sfogo al quale il Ministro sottaceva per quel suo sotterraneo e così politicamente sconsigliabile dipendere dalle opinioni altrui e nel quale l'Addetto si cimentava senza alcun tipo di speranza.
Un siparietto studiato al minutaggio.
- Dottor Ministro, lo sa, passo giornate inutili a tentare di scrivere e procrastinare altre cose, che va a finire che a fine giornata non ho mai voglia di vedere nessuno. Però avrei voglia di vedere tutti, ma il vuoto alla fine si inghiotte tutto quello che penso e faccio, però sto bene, devo dire 'però sto bene'. Altrimenti si muovono tutti a compassione e fanno le collette per offrirmi la colazione la mattina. Ed è tutto ingiustificatamente terribile.
- E tu fingi con la gente, così non devi mica giustificarti, no? Piuttosto che compassione, a me muovi rabbia. Giuro, mi fai quasi incazzare - raccogliendo una boccata di sigaro - pare che stai sempre a piangerti addosso quando invece , secondo me, esageri, a volte. Ogni volta cerchi di esasperare la tua posizione, le tue cose, le cose che dici, devi per forza trovarci qualcosa di storto, anche in una banalità.
- Non sono banalità. Sono profonde incomprensioni con me medesimo e lei lo sa benissimo. - in velata accusa.
- Oh, netampoco! Mi dispiace informarti che ce le hanno tutti e il fatto, in realtà, è che tu le vivi in maniera esagerata, fijo mio. - in questo punto il Ministro distolse brevemente lo sguardo dalla conversazione fissando il cemento in terra con il pretesto apparente che si stava rapidamente chiazzando d'acqua.
- Ma, scusi, ma il fatto che ce l'abbiano tutti che ha a che fare con me? E il fatto che io le viva come mi è legittimo viverle, perché non si dice ad un depresso "non essere depresso, è sciocco" aspettandocisi che quello guarisca, come si lega al fatto che le viva male? E anche fosse che le vivo male, dov'è il pulsante per viverle bene?
La pioggia si infittiva e la conversazione era più alta di qualche decibel per superare il frustare dell'acqua a terra.
- E anche ammesso che il pulsante esista e tu sappia dov'è, perché devi premerlo? E anche ammesso che lo premi, cosa impedisce che il problema non risolto non si ripresenti più forte e irresolubile di prima?...vedi, la vita è complicata, fijo mio. Il punto è che uno deve passare degli inferni, per vivere in paradiso. Sempre ammesso che in paradiso vuoi andare.
- ...
- Hahaha, suvvia ragazzo, non siamo mica gli americani. - allungando una mazzetta al tassista - Ci vediamo all'indomani, ti saluto.
Il modo in cui il tassì si defilò dallo sguardo dell'Addetto lo lasciò non più basito del solito, venato di flebili speranze, turbato da sottili drammi, bagnato dalla testa ai piedi in un modo così idrico e totalizzante che non c'era soluzione di continuità tra l'acqua che lo ricopriva e il resto dell'acqua che velocemente ricopriva il resto del mondo.
Andò a rifugiarsi alla macchina per le fototessere sul lato della piazza di fronte al Ministero e rimase lì, nel pallore del neon, a guardarsi riflesso sul vetro, nel muto della città spenta.
(fine)
Un siparietto studiato al minutaggio.
- Dottor Ministro, lo sa, passo giornate inutili a tentare di scrivere e procrastinare altre cose, che va a finire che a fine giornata non ho mai voglia di vedere nessuno. Però avrei voglia di vedere tutti, ma il vuoto alla fine si inghiotte tutto quello che penso e faccio, però sto bene, devo dire 'però sto bene'. Altrimenti si muovono tutti a compassione e fanno le collette per offrirmi la colazione la mattina. Ed è tutto ingiustificatamente terribile.
- E tu fingi con la gente, così non devi mica giustificarti, no? Piuttosto che compassione, a me muovi rabbia. Giuro, mi fai quasi incazzare - raccogliendo una boccata di sigaro - pare che stai sempre a piangerti addosso quando invece , secondo me, esageri, a volte. Ogni volta cerchi di esasperare la tua posizione, le tue cose, le cose che dici, devi per forza trovarci qualcosa di storto, anche in una banalità.
- Non sono banalità. Sono profonde incomprensioni con me medesimo e lei lo sa benissimo. - in velata accusa.
- Oh, netampoco! Mi dispiace informarti che ce le hanno tutti e il fatto, in realtà, è che tu le vivi in maniera esagerata, fijo mio. - in questo punto il Ministro distolse brevemente lo sguardo dalla conversazione fissando il cemento in terra con il pretesto apparente che si stava rapidamente chiazzando d'acqua.
- Ma, scusi, ma il fatto che ce l'abbiano tutti che ha a che fare con me? E il fatto che io le viva come mi è legittimo viverle, perché non si dice ad un depresso "non essere depresso, è sciocco" aspettandocisi che quello guarisca, come si lega al fatto che le viva male? E anche fosse che le vivo male, dov'è il pulsante per viverle bene?
La pioggia si infittiva e la conversazione era più alta di qualche decibel per superare il frustare dell'acqua a terra.
- E anche ammesso che il pulsante esista e tu sappia dov'è, perché devi premerlo? E anche ammesso che lo premi, cosa impedisce che il problema non risolto non si ripresenti più forte e irresolubile di prima?...vedi, la vita è complicata, fijo mio. Il punto è che uno deve passare degli inferni, per vivere in paradiso. Sempre ammesso che in paradiso vuoi andare.
- ...
- Hahaha, suvvia ragazzo, non siamo mica gli americani. - allungando una mazzetta al tassista - Ci vediamo all'indomani, ti saluto.
Il modo in cui il tassì si defilò dallo sguardo dell'Addetto lo lasciò non più basito del solito, venato di flebili speranze, turbato da sottili drammi, bagnato dalla testa ai piedi in un modo così idrico e totalizzante che non c'era soluzione di continuità tra l'acqua che lo ricopriva e il resto dell'acqua che velocemente ricopriva il resto del mondo.
Andò a rifugiarsi alla macchina per le fototessere sul lato della piazza di fronte al Ministero e rimase lì, nel pallore del neon, a guardarsi riflesso sul vetro, nel muto della città spenta.
(fine)

tra tutti quelli che offrirebbero una colazione, magari si trova chi offre la soluzione.
RispondiEliminahahaha, meno male che ultimavez c'è.
RispondiEliminaassonanze troppo strane con un certo uomo di potere.
RispondiElimina@Ultima: io estraneo.
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