- hahahaha, meno male che ci sei tu, mortacci tua - asciugandosi con tibia e perone di Betty Boop un sangue insolitamente denso e scuro.
Colse l'istante di umanità del Commendatore senza alcun tipo di dietrologia psicologica perché gli avevano insegnato che certe erano solo tattiche delegittimatorie di una certa casta di detrattori, proprio mentre rigirava il polsino della camicia con la bava essiccata dal calore del termoconvettore su cui qualcuno aveva avuto la grazia di appiccicare giustapposte e sfalsate su vari piani sottili strisce di un dossier sfettucciato da una distruggi-documenti che però risultava incredibilmente leggibile.
La funzione sociale della distruggi-documenti risvegliò in lui inaspettati moti di riflessione su che livello intellettuale poteva aver raggiunto la civiltà odierna, con punte di opaca e indolenzita ammirazione verso il Dottor Commendatore Onorevole che di questa era una delle più preclare emanazioni, tra i minuti sette e otto dell'ora vigente. Era come, si sentiva, vedere il Papa ad una mostra equestre. Con buona pace di sua santità.
- senti quà - gli fece, rivolgendogli le prime due dita della mano destra con un sorriso indescrivibile.
- ...non sento niente.
- ...già. - distendendosi ancora di più in un confuso insieme di fasci di pieghe di pelle.
In quel momento sfiammò un neon lungo il corridoio ed entrambi si tesero a guardare. Era il secondo neon dall'inizio del corridoio e il seguente era ad una distanza sufficiente da farli apparire, iconicamente, sospesi nel buio ministeriale ad appena quattro metri dalla connessione con il resto del corridoio. E' un po' come in quelle manovre di attracco tra uno shuttle, che sarebbe la segreteria e la stanza personale dell'Onorevole Avvocato Dottor Professor Commendatore, e la Stazione Spaziale Internazionale Orbitante, pochi metri più in là, che sarebbe il resto del corridoio e il Ministero tutto. Si incrociarono gli sguardi nel maldestro tentativo di evitarsi e mentre l'Onorevole urlava di prendersi le giacche che sarebbero andati via e lui intanto andava un attimo di là a chiamare un tassì, l'Addetto si guardò nello specchio al fondo del corridoio, dalla parte opposta, sentendosi ancora un po' più solo di prima. C'era del biasimo e un vago sentore di autocompassione in quel suo distanziarsi dalla scrivania e guardarsi la piega dei pantaloni sul cavallo tirare il pacco rigonfio in quel modo sacro e impiegatizio che contraddistingue gli uomini in abito quando stanno seduti. Spense il monitor e si diresse verso l'attaccapanni pensando che avrebbe dovuto fare palestra o qualcos'altro ancora, perché si sentiva grasso, ma che la percezione fisica che ciascuno ha di sé è drasticamente condizionata dal grado di aderenza della propria autostima al Pensiero Sociale Dominante in quanto a Buone Abitudini. E che, ancor più drammaticamente, qualsiasi conclusione assolutoria verso quella che ostinatamente continuava a chiamare 'solo un po' di pancetta', che passi anche solo inizialmente per qualche settimana di rassegnazione e che derivi da questo tipo di auto-autocoscienze, l'avrebbe condotto a non cambiare niente affatto delle sue Cattive Abitudini e quindi a non fare palestra o altro, ma di fatto solo ad aver sprecato quei due minuti e mezzo durante i quali si infilava le maniche della giacca e del giaccone mettendosi un giornale davanti al petto, in cui avrebbe potuto pensare a come riscrivere integralmente il comma 234-quaterdecies dell'articolo 1 della Relazione e Progetto di Legge che Avrebbe Cambiato il Mondo. Il guaio, e era un po' tutto quello che invidiava all'Onorevole, è che lui non era ancora in grado di saltare quel passaggio logico obbligatorio sfumato di pudore cristiano che sta tra il video meliora e il deteriora sequor.
Anche se sentiva di stare imparando.
- allora, sei pronto? andiamo?
- signorsì, Onorevole. Senta, per quanto riguarda domani mattina, alle sette abbiamo la riunione con l'altra Commissione, la chiamo per la colazione con il Presidente? - mentre attraversavano a falcate moderate e ritmiche il buio interstiziale tra i fasci di neon e stucchi e ritratti di Presidenti del passato.
- che venga lui, se vuole, io non faccio colazione dal '45. Sai, c'era la guerra. - la conversazione interrotta da tre schiocchi metallici non troppo distanti e non poco somiglianti a spari e subito riprende - ...hahaha, un po' come oggi. - mettendosi in bocca il sigaro e tagliandolo con la piccola e sventurata ghigliottina da sigari.
Il piccolo cicciolo di carne che spuntava da uno degli anelli del tagliasigari e che una volta era un pollice, istigò moti di nostalgia nell'Addetto, che ripensò senza volerlo al capezzolo destro della polacca intravisto più grande dell'altro ad una calda messa agostana qualche scambio interculturale addietro, sotto un sottile velo di cotone che lei chiamava abito lungo. Siano maledette tutte quelle sensazioni che l'avevano fatto sentire così terribilmente e contemporaneamente nel giusto e in colpa ad una misera messa qualsiasi di una domenica del tempo ordinario di un agosto qualsiasi di fronte a N.S.G.C..
Quando gli capitava di ripensare a certe cose chiudeva gli occhi per un istante e si mordeva il labbro inferiore biasciando una emme e una acca con la stessa espressione di chi si è appena ricordato di aver dimenticato qualcosa.
L'Onorevole dal canto suo era attento a tutto e notava certe reazioni infami dell'Addetto perché troppo spesso gli capitava di osservare le reazioni degli altri con una convinzione tutta particolare: la sua ironia era il freudianissimo strato di vetro di fronte alla altrettanto freudianissima insicurezza diffusa di chi dipende davvero dalle risposte altrui, e che al contempo nutre quella inconfondibile e atavica vergogna nel porre quelle solite e misurate domande a solite e misurate persone che daranno solite e misurate risposte che vorrebbe comunque sentire, nonostante la paralizzante e infame e indescrivibile e sotterrante vergogna nel porle e così via. Il che, nei rapporti intimi e squisitamente apolitici che in teoria impalcano quello che poi sta fuori appeso come una grande gigantografia che rappresenta la sua faccia, si risolve per lo più in battute e momenti di stallo, di cui il seguente ne era un chiaro esempio.
Continuarono a far riecheggiare i passi dentro il Ministero, tra l'imbarazzo di entrambi, troppo poco consci dell'altro per parlare e troppo per tacere.
(continua)

mai mai mai usare tattiche delegittimatorie
RispondiEliminagià il fatto che tu abbia letto fin lì, ti ascrive ad una certa categoria di persone. Sappilo.
RispondiEliminasenza guardare
RispondiEliminail neon
lo shuttle
la piega dei pantoloni
il dito tagliato (anche nella prima parte)
le bave
il taxi
le riunioni
pancetta, palestra
ed è vero. le domande. ma freud lo inculi quando lo sai che dipendi
(oceano) mm... mica è vero secondo me...
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