Io mi alzo tutte le mattine alle sette e zero zero, metto tre sveglie e maledico qualche divinità norrena, mia moglie mi ha lasciato perché non sopportava che non avessi più i capelli. Me li ha presi il ministero, i capelli. La stufetta a uno non fa niente, a due soffoca. Comunque non sono tipo da stare male per queste ragioni, ho sempre pensato che non avrei comunque potuto farci niente.
Se c'è soluzione, perché t'arrabbi, se non c'è soluzione, perché t'arrabbi.
L'esercizio di oggi è: avanti, uno, due, uno, due, indietro.
Schivare, mentre si va indietro.
La palestra è limpida, l'armadietto delle corde puzza di cuoio e olio. Mi fanno male le braccia. Balliamo, balliamo sempre.
I sottili equilibri dello spogliatoio, l'accappatoio appallottolato sul pacco, ognuno con quello che rimane dei suoi capelli, ognuno col suo grasso in eccesso, con la sua pelle sottile in eccesso, con le sue ciabatte che sanno di muffa, con la vita penosamente scandita nelle porzioni singole dello sciampo da hotel. Dietro le stampelle c'è la pubblicità di questa crema che fa risaltare gli addominali, provata su quaranta uomini e risultata positiva in trentasei dei quali. Gli altri quattro magari sono morti di cancro alla pelle.
L'esercizio di oggi è: guarda la luce del sole dritta in faccia mentre penetra dalle fessure del ponte lungo la tangenziale, mentre ti senti un lupo metropolitano nelle rugiade di un freddo ancestrale e godi di imprecisati estetismi fino all'uscita foro italico.
I bar sono il posto più antico del mondo. Lungo l'uscita si sente l'odore di qualcuno che brucia qualcosa e io ho pensato per un attimo a come sarebbe se decidessero di spopolarla sta città di merda. Così, da un giorno all'altro. Che le vie allisciate dai tacchi tornassero ruvide e inspidite di gramigna.
L'esercizio di oggi è: trattenere il respiro con l'ultimo boccone di kebab ancora immasticato e, mentre il succo ancora ti cola dalle labbra, non muoversi per niente al mondo, chiudere gli occhi e sentire che fine fa il mondo senza di noi. Nessuna.
La luce virtuale del kebab serve a nascondere la merda tra le fessure delle piastrelle, alla televisione c'è il video di un cantante indiano che canta you make me feel versione oriente contro occidente. Con me c'è solo il kebabbaro che guarda sornione il video, coi baffi alla hitler, alla gheddafi, e un'altro tizio che sono io spiccicato: impacchettato in un giubbotto economico, con pochi capelli, una scusa per dimagrire come pancia e la borsa della palestra. Essenzialmente siamo nulla nel nulla.
La piazza è apocalitticamente vuota. Ripenso alla cosa della città spopolata. Mi compiaccio, poi mi commisero per essermi compiaciuto inutilmente.
Torniamo a stamattina, alla luce che mi sfonda le retine, ai camion della nettezza urbana, ad un freddo innaturale, a me, i piccioni, le cartacce e la tangenziale. Il motorino traventa un po', io penso a come sarebbe morire accartocciati al motorino. Mi sale un brivido, ma è per il freddo.
L'esercizio di oggi è: la spesa come nirvana, la fretta come paradigma, la procedura amministrativa come catarsi.
Ho procrastinato tutto fin troppo, dovrei cambiare le lenzuola che puzzano di piedi tipo, o pulire domenica prossima. Ma non posso stare dietro a tutte le cose assieme. Non che io sia tipo da disperarmi per queste cose, ma è quando uno non ha neanche il tempo di pensare cose intelligenti nei week end che tutto si paura. Anche a mantenere l'integrità. O fare sport. O leggere il giornale.
Ho procrastinato tutto fin troppo, dovrei cambiare le lenzuola che puzzano di piedi tipo, o pulire domenica prossima. Ma non posso stare dietro a tutte le cose assieme. Non che io sia tipo da disperarmi per queste cose, ma è quando uno non ha neanche il tempo di pensare cose intelligenti nei week end che tutto si paura. Anche a mantenere l'integrità. O fare sport. O leggere il giornale.

se fosse vero, io valgo 23.
RispondiEliminase fosse vero, sarebbe il massimo valore.
se fosse vero, sarei contento di me stesso.
ho sempre detestato i condizionali.
non so di cosa parli, io li amo.
RispondiEliminadovresti partire con me
RispondiEliminaNella patente di guida ci sta la melanconia(che si pianta un pò come un groviglio di rovi sullo stomaco) di poter stare al posto del guidatore..
RispondiEliminagiulia innocenzi, la troietta si chiama giulia innocenzi
RispondiEliminaL'unica cosa che non riesco a digerire di questo post è la formattazione non giustificata, ma credo sia un mio problema. Tutto il resto mi è piaciuto, complimenti.
RispondiElimina