Proprio appena ero riuscito a guardare la neutralità con occhi asciutti, ieri, un motorino è entrato dentro una macchina in gran velocità e i ragazzi del motorino avevano la testa rossa e lucida e la poliziotta chiedeva se qualcuno aveva visto qualcosa oltre al fatto che i ragazzi avessero la testa rossa e lucida, che quello l'avevamo visto tutti [un pezzo di testa rossa e lucida era in terra. Non avremmo mai potuto avere dubbi su quello che avevamo visto]. C'era un silenzio catalitico, quasi fatto apposta per farci stare zitti. Io ho ripensato alla crepes che avevo mangiato, all'accurata procedura per farla e alienarsi. Si versa la pastella, si stende in circolo sulla piastra, si spalma la cioccolata, si piega la crepes, si distribuisce la cioccolata attraverso la crepes e se la pastella ha dei buchi causati dall'aria la cioccolata esce come dal brufolo il pus, ci va lo zucchero sopra e te la mangi. Non lo so perché ci ho ripensato.
I semafori scattavano coordinatamente nel noioso seriale tripudio urbano di arancio, rosso e verde. Passavano gli autobus, passavano i tram. Le voci della piccola folla si ammassavano in confusione a fianco dell'incrocio, monotòne, continue, per terze. C'era un uomo coi denti cotti dal fumo, un uomo con gli occhi sottili e azzurri come spilli, un uomo con le sopracciglia e basta, un ragazzo con un grumo di dentifricio sul labbro, numerose donne sperdute in cerca di un sospiro.
I semafori non vogliono dire niente se uno si rompe la testa comunque.
-una giornata totalmente sprecata - Pitone, piccolo, vomitato dalla piccola folla.
-ma non mi dire.
-proprio così.
Uno dei ragazzi, prima che arrivasse la poliziotta, s'era alzato e se n'era andato con il passo morto della chinetosi, mentre tutti lo fissavano andarsene con l'ansia e il disgusto che si riservano alle lordure più profonde quando scivolano via dalla pelle. C'era stata apprensione per qualche istante, e una moderata e soffocata felicità per non essere quello che non si è.
-ho passato la giornata per negozi e non ho trovato niente di adatto a me. - con le mani incrociate dietro la schiena e la posa a dondolo.
-che cos'è adatto a te? - mentre mi grattavo la testa e mi sentivo come dentro un bicchiere per un terribile raffreddore vecchio di qualche giorno.
-se l'avessi saputo, l'avrei trovato.
-andiamo a letto.
La notte mi sono alzato per bere, ma poi non ho bevuto. In realtà avevo paura di aver perso la libido e ho guardato un porno. I fruscii dei netturbini, le mascelle metalliche dei camion della nettezza urbana, i fischi delle sirene lontane, il tuo respiro lontano dal mio come un soffio perso in un tifone, la tua pelle flaccida e scura, la tua andatura, la mia schiena e i miei capelli di plastica, la tua gola cotta dal fumo.
I due ragazzi scippavano e bruciavano semafori, non sapendo cos'altro bruciare [dico io].
All'indomani c'erano solo sagome bianche. Il paletto che la macchina aveva sfondato proseguendo era dov'era l'altro ieri, avvolto dal cemento.
Il silenzio era stato coperto col diesel dei motori.
I semafori scattavano coordinatamente nel noioso seriale tripudio urbano di arancio, rosso e verde. Passavano gli autobus, passavano i tram. Le voci della piccola folla si ammassavano in confusione a fianco dell'incrocio, monotòne, continue, per terze. C'era un uomo coi denti cotti dal fumo, un uomo con gli occhi sottili e azzurri come spilli, un uomo con le sopracciglia e basta, un ragazzo con un grumo di dentifricio sul labbro, numerose donne sperdute in cerca di un sospiro.
I semafori non vogliono dire niente se uno si rompe la testa comunque.
-una giornata totalmente sprecata - Pitone, piccolo, vomitato dalla piccola folla.
-ma non mi dire.
-proprio così.
Uno dei ragazzi, prima che arrivasse la poliziotta, s'era alzato e se n'era andato con il passo morto della chinetosi, mentre tutti lo fissavano andarsene con l'ansia e il disgusto che si riservano alle lordure più profonde quando scivolano via dalla pelle. C'era stata apprensione per qualche istante, e una moderata e soffocata felicità per non essere quello che non si è.
-ho passato la giornata per negozi e non ho trovato niente di adatto a me. - con le mani incrociate dietro la schiena e la posa a dondolo.
-che cos'è adatto a te? - mentre mi grattavo la testa e mi sentivo come dentro un bicchiere per un terribile raffreddore vecchio di qualche giorno.
-se l'avessi saputo, l'avrei trovato.
-andiamo a letto.
La notte mi sono alzato per bere, ma poi non ho bevuto. In realtà avevo paura di aver perso la libido e ho guardato un porno. I fruscii dei netturbini, le mascelle metalliche dei camion della nettezza urbana, i fischi delle sirene lontane, il tuo respiro lontano dal mio come un soffio perso in un tifone, la tua pelle flaccida e scura, la tua andatura, la mia schiena e i miei capelli di plastica, la tua gola cotta dal fumo.
I due ragazzi scippavano e bruciavano semafori, non sapendo cos'altro bruciare [dico io].
All'indomani c'erano solo sagome bianche. Il paletto che la macchina aveva sfondato proseguendo era dov'era l'altro ieri, avvolto dal cemento.
Il silenzio era stato coperto col diesel dei motori.

Vuoi che ti racconti di come mi svegliai il mattino del venerdì santo? Di come mi udìì singhiozzare? Ad un tratto la musica sparì, lasciò una sola nota in vibrazione, lunga e lenta mi passò sulla testa, mi vide ad aspettare la chiusa di un canto, la chiusa di una poesia, che non venne mai. Cos'è il disincanto, se non questo? Un'attesa che lascia insoddisfatti, che imprime al cuore l'inerzia sufficiente di rimanere a vedere come finisce la storia, ma non abbastanza forte per lasciarti invecchiare sulla poltrona che ti sei scelto, per cui hai pagato il biglietto, in platea.
RispondiEliminaCi sono persone che lo fanno. Nell'ostinazione continuano a colpire lo stesso muro con la testa, fino a sanguinare. Altre si siedono a gambe incrociate sotto la pioggia chiedendosi quando smetterà di piovere. Altre ancora cercano, frugano nelle pagine sfogliate dal tempo, senza troppa pazienza.
E poi ci sono quelli che si alzano prima dell'epilogo e se ne vanno.
boh.