E un'altrettanto pessima fine. Ma questo, io credo, lo sai già. Quindi, tecnicamente, non c'è un motivo valido, che non sia una mera cronaca cronologica dei fatti del giorno, per dire che oggi è il 14 Giugno. Non serve. A meno che tu non ti sia persa che giorno è oggi, nel qual caso me lo chiederesti e io sarei costretto a dirtelo. Ma non vedo perché dovresti non-sapere che giorno è oggi, a meno che tu non soffra di grave amnesia regressiva da non ricordarti che ieri era il 13 giugno e che, quindi, oggi, è evidentemente il 14. E domani sarà "inevitabilmente" il 15. Oppure è uno di quei giorni che non sai che giorno è perché è tanto tempo che non guardi il calendario o perché verti in uno stato catatonico costante e inspiegabile. Nel qual caso non sono affari miei farti uscire dalla catatonìa, e comunque, dirti che giorno è oggi non ti salverà la vita - a meno che tu non soffra di una di quelle cardiopatie che ti obbligano a nutrirti di pillole per sopravvivere e oggi rischi di saltarla pensando di averla già presa ieri o che so io, ma tu non soffri di cardiopatia. Sei sana, accidenti a te.
Potrei condire la cosa col fatto che è il centosessantaseiesimo giorno dell'anno e che ne mancano ancora fottuti duecento netti perché l'anno in corso finisca coi botti, il vino, lo spumante e il sesso occasionale. Potrei dirti che oggi è nato l'esercito americano, lo stato del Vietnam, il campo di concentramento ad Auschwitz, il Vaticano ha abolito l'Indice, è stato firmato Schengen in Lussemburgo, cose così. Sarebbe più d'effetto. Potrei dirti che stanotte, che era già il 14, di Giugno, anche se da poche ore, ho sognato di fare a botte con un grosso orso dorato, scuoiarlo e usare la sua pelle per veleggiare su campi di grano e montagne imbiancate di neve. Farebbe già più effetto di un banale 'oggi è il 14 Giugno', scommetto. Ma è così tanto che non ci sentiamo che esordire raccontandoti i miei sogni o dirti quanto è stato importante nel passato questo giorno, è piuttosto irrilevante. Sarebbe come chiamarti per dirti che dovrei chiamarti prima o poi. Perché tu dovresti aver vissuto tutti i 14 Giugno che ho vissuto anche io e non c'è bisogno che ti ricordi niente, posto che i due 14 Giugno in cui probabilmente io esistevo e tu no, non me li ricordo. Banalmente non ricordo neanche qual'è il primo vero giorno dell'anno che mi ricordo. Ci vorrebbe una lista per certe cose. Quindi potrei stare a dirti un sacco di cose, ma, a discapito di risultare contraddittorio, dirò, come cita il mio diario personale alla pagina 'Pagina dedicata a quello che penserò il 14 giugno:', solo:
Potrei condire la cosa col fatto che è il centosessantaseiesimo giorno dell'anno e che ne mancano ancora fottuti duecento netti perché l'anno in corso finisca coi botti, il vino, lo spumante e il sesso occasionale. Potrei dirti che oggi è nato l'esercito americano, lo stato del Vietnam, il campo di concentramento ad Auschwitz, il Vaticano ha abolito l'Indice, è stato firmato Schengen in Lussemburgo, cose così. Sarebbe più d'effetto. Potrei dirti che stanotte, che era già il 14, di Giugno, anche se da poche ore, ho sognato di fare a botte con un grosso orso dorato, scuoiarlo e usare la sua pelle per veleggiare su campi di grano e montagne imbiancate di neve. Farebbe già più effetto di un banale 'oggi è il 14 Giugno', scommetto. Ma è così tanto che non ci sentiamo che esordire raccontandoti i miei sogni o dirti quanto è stato importante nel passato questo giorno, è piuttosto irrilevante. Sarebbe come chiamarti per dirti che dovrei chiamarti prima o poi. Perché tu dovresti aver vissuto tutti i 14 Giugno che ho vissuto anche io e non c'è bisogno che ti ricordi niente, posto che i due 14 Giugno in cui probabilmente io esistevo e tu no, non me li ricordo. Banalmente non ricordo neanche qual'è il primo vero giorno dell'anno che mi ricordo. Ci vorrebbe una lista per certe cose. Quindi potrei stare a dirti un sacco di cose, ma, a discapito di risultare contraddittorio, dirò, come cita il mio diario personale alla pagina 'Pagina dedicata a quello che penserò il 14 giugno:', solo:
Oggi è il 14 giugno, una mediocre giornata di sole di un mese del quale mi ricorderò a malapena qualche pagina del mio prossimo esame. Potrei stare a trovare modi per dire quanto in realtà non me ne sbatta un beneamato cazzo del riscaldamento globale, della minaccia atomica o della perdita di libertà di pensiero nel modo preciso in cui gradualmente ha smesso si sbattermene un beneamato cazzo di tutto il resto. Del resto tutto è diventato irrilevante, anestetico, fuggevole da allora. La fatica più grande di un essere vivente della mia generazione è fenomenologicamente impersonata dal sudore e dalla perdita di peso, nient'altro. Siamo ad un punto tale in cui il progresso della tecnologia ci ri-sbatte in faccia continuamente la nostra cosmica inutilità e non mi va di scriverlo perché è desueto anche come concetto, il metaprogresso del progresso.
E un sacco di altre cose inutili e ripetitive.
La verità è che io, come sai, sono l'unico sciamano di me stesso ed eleggo ad icone del mio essere praticamente tutte le cose elencabili nello scibile. Ogni cosa ricopre il suo karmico ruolo e partecipa a quella grande danza votiva al dio del sesso che è la mia esistenza, e questo, inevitabilmente, fa si che io dia una buona dose di importanza a molte cose di per sé, o di per te, piuttosto irrilevanti. Ma che vuoi farci, ognuno idolatra i suoi orsi dorati.
[...]

è strano. a me, un quattordici giugno, ha cambiato la vita.
RispondiEliminaAnche a Pitone, mi sa', pover'uomo.
RispondiEliminaA me invece, ringraziando il cielo, per niente.
"Del resto tutto è diventato irrilevante, anestetico, fuggevole da allora"
RispondiEliminaGià, ringraziando il cielo
RispondiElimina