domenica 2 maggio 2010

I nostri metafisici


Abbiamo sempre vissuto troppo, questo ho capito. Ci siamo addormentati fradici di niente troppe volte. Che sarebbe valsa la pena almeno di fare una doccia, ma siamo sempre stati troppo stanchi per bazzicare nudi per casa e inebriarci le narici di quel puzzo di tonno che ha il piscio secco. E abbiamo dormito troppe volte coi capelli unti attaccati ai cuscini, con il sudore attaccato al pigiama attaccato al corpo, troppo attenti a non muoverci per lasciare che il sonno ci contaminasse. I nostri bui abissi notturni si sono slavati fino a non farci sentire il bisogno di dormire più. Perché a che serve dormire se i sogni son sempre gli stessi. Donne che non avrai mai, chiese male stuccate, muri crepati, sperma. Abbiamo smesso di pensare che lo spazio fosse una funzione del tempo, altrimenti non ci sarebbe servito più per molto. Almeno non quanto ci sarebbe servito pensare che il tempo fosse una funzione dello spazio(se avessimo avuto la forza di portare i nostri metafisici a compimento). Troppo realisti per la monarchia, troppo anarchici per l'idealismo. Abbiamo fumato sigarette per non più di cinque minuti, guardando il fumo spirare in lunghi tornado di ricordi su per la cappa che fa l'androne del palazzo, compiacendoci di pensare che nella calma metropolitana dei piatti lavati che sbattono, delle pubblicità in technicolor, delle sigarette in lunghi tornado di fumi, compiacendoci che avremmo sicuramente trovato qualcosa per cui smettere. A differenza degli altri, che trovavano tutto, provavano di tutto, solo per poter iniziare. I nostri amori durano tre giorni, scanditi in doppler dalle sirene delle guardie, e le luci di Roma, di notte, ci bruciano l'anima. Siamo sempre fuggiti da tutto, rimanendo solo sagome di uomini appena svegliati, con gli altri. Voce profonda, occhi liquidi, illibatezze e strane macchie lungo i pantaloni. La pioggia non è più un problema da tanto, è diventato solo uno scherzo pesante. Abbiamo sempre vissuto troppo, dopotutto. Le telefonate non durano più così tanto, abbiamo smesso di vergognarci. Abbiamo capito che non serve più, che la vergogna è solo un menisco tra il dolore e la gioia. Dopo qualche tempo abbiamo chiuso gli occhi, per vivere, aprendoli solo per morire. Abbiamo abdicato alla semplicità, pensando che fosse troppo semplice. Non abbiamo voluto complicarci la vita, insomma. Abbiamo iniziato a parlare chiamandoci per nome, ora usiamo solo un fischio. Abbiamo perso l'ispirazione troppe volte perché fosse davvero ispirazione e abbiamo capito che forse era solo uno di quei sogni soppressi. Ci abbiamo messo del tempo, nel fare tutte queste cose, ma le abbiamo fatte, pensando che farle era più importante di tutto e che prima o poi il tempo ce lo saremmo anche ripreso. Abbiamo perso lucentezza lungo il cammino, ora siamo opachi e consunti, vestiamo cappotti di flanella bengalese, e ci ritroviamo la dignità addosso, ad ogni sbronza, appoggiata alla spalla, come un ospite fuori luogo. Siamo stati illuminati già due volte e la meraviglia ci è sfumata via dalle dita dentro una cartina, perché non abbiamo più attenzione per il nuovo. Solo per il mai visto. Ora ci correggiamo, perché le nostre dita sono piene di tacche, una per errore, staccate con un grosso coltello che portiamo nella fondina allacciata al petto. I nostri pasti sono per lo più ridotti alla frutta. Non ci muoviamo dalle otto alle undici, dalle due alle sei. Il nostro regno è cinto di palizzate di metallo, nere e insormontabili. Il lavato delle nostre sofferenze è di un azzurro torbido e scontato come il cielo. Esercitiamo diritto di veto. Doniamo il sangue. Tutto.

7 commenti:

  1. Hey cool blog!
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    Bye LB

    http://lucabelotti.blogspot.com

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  2. C'è stato un tempo in cui eravamo giovani e forti, prendevamo coltelli tra i denti e nessuno provava a fermarci, la libertà, avevamo capito cos'era o, magari, anche solo sfiorato il concetto, ma guai a farcelo notare, che il mondo non era nostro, che non sarebbe bastato volerselo prendere. C'è stato un tempo in cui le parole dei vecchi si ribaltavano e rotolavano via sulla discesa scoscesa dei nostri spigoli, non avevamo bisogno di alcun consiglio. Di quelli che ci credevano davvero, prima di vendersi alle mercedes e all'ultimo modello di cellulare, prima di incazzarsi per la macchia sulla cravatta e lo sciopero dei capostazione, son rimasti pochi e molti vanno in giro come straccioni a mendicare ascolto. Gli altri, quelli che non sono entrati nella classe dirigente, si sono lasciati ammutinare. Ammutinare e ammutolire dallo stipendio che basta per quindici giorni, dal mutuo da pagare, dalla chitarra appesa al chiodo e i sogni di gloria infilati a forza dentro i cassetti.
    Forse hanno pensato che sarebbe bastato sposarsi e fare figli per sentirsi a posto, l'hanno fatto per lui o lei che voleva a tutti i costi mettersi il vestito bianco e passare le serate in pantofole a guardare la televisione, e finire la settimana con altre coppie di cui potresti seguire il percorso a memoria, bevendo vino in qualche trattoria, parlando di piatti da lavare, di Inter e Berlusconi. Forse hanno pensato che bastava scegliere da che parte stare. Comunista o fascista, poco importa se son termini polverosi che bisognerebbe, onestamente, superare, inter o milan, affittuante o mutuopagante, emo o aggressive, ateo o cattolico, islamista, islamico o terrorista, Bersani o Franceschini, Ventura o De Filippi, l'importante e imparare a memoria tutti gli slogan possibili contro l'avversario, senza neanche conoscerne il significato. Tutto ridotto alla tifoseria da stadio, la politica, la religione, l'arte. Sembra che per essere uomini ci si debba per forza schierare.Qualcuno si lamenta del potere, chi con vero cordoglio, chi solo perché il potere lo subisce e non lo pratica. Allora escono fuori innominabili loschi figuri, che ahimè, esistono davvero, e che vengono definiti col nome di loro.

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  3. Si ascolta solo la musica che vogliono loro, si leggono i libri che vogliono loro, guardi i film che vogliono che guardi. A scuola si studia quello che dicono loro e basta.Loro ci comandano, loro ci fanno fare quel che vogliono, e così ci solleviamo un attimo dalla polvere dove la stessa domanda ci inchioda da tutta la vita: perché mi faccio trattare così?
    C'è stato un tempo in cui se qualcuno m'avesse detto che la mia sarebbe stata una corsa a tappe, con traguardi prestabiliti, che sarei morto dove son nato e non avrei realizzato neanche uno dei miei sogni, l'avrei preso a calci in faccia.In quel tempo pensavo che avrei studiato, preso una laurea e poi me ne sarei andato in giro per il mondo. Invece la laurea non l'ho mai presa.Non che ne faccia un'ossessione, ci sono schiere di laureati che sono lobotomizzati e non lo sanno, credono di aver imparato a pensare, senza tener conto di chi sono le persone che glielo hanno insegnato.
    C'è stato un tempo, c'è stato davvero, in cui bastava dire lo voglio, che succedeva, succedeva sul serio. Ma era un incentivo. Per farti vedere che si poteva fare. Perché si sta bene attenti a non far smettere la gente di sognare. Ché più sogni e più desideri, più desideri e più vuoi comprare. Più vuoi comprare, più ti servono soldi. E loro i soldi ce li hanno. Te li prestano, se vuoi. C'è stato un tempo che c'è ancora. C'è ancora chi si mette un coltello in mezzo ai denti e nessuno vuole fermarlo, probabilmente perché sembra un pazzo oppure solo perché al momento del botto vogliono esserci e guardare, vedere se riconoscono l'espressione. Sentire se quel sogno che si rompe, fa lo stesso rumore.C'è stato un tempo in cui volevamo cambiare tutto, e quello è un tempo che è sempre adesso, sono solo le teste a non essere le stesse. Allora, la nostra musica era la più bella mai ascoltata, il nuovo, la rivoluzione! Armatevi e seguiteci, taglieremo qualche testa e prenderemo in mano la situazione.Ma se la guardi adesso non ti sembra più musica tanto bella e tanto nuova.

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  4. è il commento più lungo che ho lasciato. se non lo leggi mica mi offendo. :)

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  5. Beh, rentie.
    Cosa credi, di passarci attraverso così, di non lasciare nemmeno un brandello di carne fra le rovine?
    No, non lo credi. Lo sappiamo entrambi.
    E poi, vaffanculo. Chè in quel pronome lì io ci abito. E cucito addosso me lo porto.

    Leg(h)ba. Carne Utile. Vai-e-colpisci. FAS.

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