lunedì 5 aprile 2010

Quello che non. O del vivere.

Finalmente, le vacanze.
Finalmente ce l'ho fatta a soddisfare la pulsione di sedermi e sorbire lentamente quel flebile senso di colpa per non avere avuto il tempo di pensare al momento subito dopo il sedersi. E' che non ci avevo tempo. E' che era una prospettiva così lontana che ci ho avuto solo il tempo di pensare al sedermi. E ho pensato tutto nei minimi dettagli, anche se l'atto è rapido, il dettaglio fugace. I gradi della flessione, il momento del rilassamento del muscolo paravertebrale posteriore, i millisecondi di adrenalina per aver congetturato sulla mancanza della sedia, i due battiti delle ciglia, uno prima e l'altro dopo essersi seduti. Niente è scontato, lo si sappia.
Talchè dal rilassamento finalmente mi sono goduto la giacca di taffetà e la cravatta di chinz nuova, e il cuoio trattato della cinta ha scricchiolato solo un attimo e come vapore dai piedi saliva. Finalmente le vacanze, ho acceso il mio televisore col suo telecomando. Mi sono permesso di contare: trentaquattro tasti, gomma ai contorni, plastica e circuiti in silicio, pile alcaline e vernice di vari colori su tutto. Nel televisore, in piazza, c'era Pitone, su una sedia di metallo temperato, in piedi, a contare le cinquemilaquattrocentotrentasette mattonelle della piazza con una mano e tenere buoni gli agenti con una calibro trentotto caricata a salve nell'altra. Con una frequenza di due lettere al secondo, la notizia è passata nel sottopancia almeno quattordici volte prima che spegnessi, quindi circa quattro milioni di persone hanno letto la notizia e visto il servizio. Col coefficente di fuga di notizie contemporaneo, diciamo che tutti sapevano la cosa in pratica più o meno quattro secondi prima che accadesse realmente.
Casa mia è composta da trentottomilaquattrocentocinquantadue mattoni di cui duecentonovantatrè lesionati per motivi sismici e di assestamento statico del palazzo. Mi alzo per farmi un toast e mi denudo, ma il toast brucia nel toastapane perchè io sto contando i peli del petto. Trecentottantaquattro, peraltro. Pulisco il toast dal toastapane e mi mangio il formaggio incrostato nel coltello a seghetta. Ventiquattro punte, venticinque se consideriamo la cima della lama. Non ho paura di perdermi, è vacanza. Sono autorizzato a perdermi nel non perdermi niente. Mentre cammino sfioro il parquet di palissandro. Il listello che guardo ha diciassette venature in trasversale che intersecano la venatura di un ramo, circolare, con sette cerchi al suo interno. Sul listello sta qualche micron di coppale sovrastato da qualche altro micron di cera per pavimenti e in tutti i quattrocentosettantanove listelli ci sono una media di ottomilacentoquarantatrè venature.
Sbatte la porta quando ero per alzare lo sguardo, e Pitone torna a casa con cinquantasette gocce di sangue addosso di un diametro medio tra i zerovirgolatre millimetri e zerovirgolanove millimetri, le sue pupille sono dilatate, i vestiti strappati in più punti, segnatamente sotto il gomito, all'altezza del costato, lungo la gamba sinistra, e un foro bruciato sulla coscia destra con dodici millilitri di sangue A positivo versati lungo la gamba. Mi dice qualcosa ma sono impegnato a contare le lettere, sette in tutto finchè l'ultima viene pronunciata a metà e lui sviene su circa trecentoquaranta venature per venti listelli occupati.

2 commenti:

  1. Inserisco questo racconto tra i pochi che veramente CONTANO. Lo si sappia, perchè io lo si so !

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  2. nel bagno di mia madre c'era un mobile pensile con due ante. stava lì da quando ero piccola, forse il primo mobile installato in casa. quando lo comprò era bianco, poi col tempo è diventato beige, quasi rosa. secondo me era anche più bello così. quando ero piccola ero troppo bassa per specchiarmici così prendevo uno sgabello e ci salivo sopra facendo finta di truccarmi. poi quando sono cresciuta mi ci sono truccata veramente.
    qualche giorno fa sono tornata davanti allo specchio ma c'erano solo dei fili che sbucavano dalle mattonelle, lì dove c'erano le luci della toeletta. sono corsa sul pianerottolo e l'ho visto, appoggiato al marmo per terra. ho contato i listelli delle due ante, quattordici per anta, 28 in tutto. così, quando sarò grande, potrò rifarlo uguale.

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