lunedì 1 marzo 2010

Phon interiore

Oggi sono andato a giocare a calcetto lontano da casa mia, perchè nessuno mi vedesse, e sono andato in un posto dove il tizio che affitta i campetti ha due televisori, nella reception che puzza di sudore stantìo e Gatorade. Ha due televisori e ci guarda la stessa cosa, o due cose diverse, ma non capisco perchè sono due e li tiene uno attaccato all'altro, a dieci centimetri di distanza l'uno dall'altro. Comunque poi ho fatto la doccia a casa, perchè odio la sindrome dello spogliatoio, credo che sia una perdita di tempo per le altre mie psicopatologie, e poi io quando faccio la doccia lo sento come un momento prezioso. Condivido la mia intimità con me stesso. Pratico il mio passatempo preferito. Penso un sacco.
Di solito fingo di slavarmi da dosso tutte le cose che non voglio più sopportare, e quindi quando esco mi sento pulito in un modo profondo. Ma non sempre funziona. Oggi il mio senso di colpa era idrorepellente, di teflon, mi sentivo come in una muta d'amianto, come se la pelle avesse l'incerata sotto.
E infatti quando sono uscito mi sono sentito pesante e la cosa mi ha molto deluso.
Poi ho acceso il phon e me lo sono sparato in bocca, perchè mi piace la sensazione dell'aria calda e le labbra tese come se avessi una mela invisibile dentro, e soprattutto perchè in un certo senso è come voler risucchiare l'essenza delle cose e spararsela nell'anima. Ma non sempre funziona. Oggi ero deluso dentro, pieno di delusione, mi sà, non mi entrava nient'altro.
Ero deluso di cose di cui avrei dovuto imparare a non essere deluso da un pò, in realtà, o comunque di cui non avrei proprio dovuto essere deluso. O al massimo massimo di cui avrei dovuto imparare a non dover imparare più a non essere deluso, ecco.
Allora niente, ho preso il phon e ho appoggiato la ventola del risucchio sulle labbra.
Mi son sentito volare via.

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