venerdì 29 gennaio 2010

FG

C'eravamo io e Pitone in macchina, nella nebbia, lui aveva un grosso braccio ingessato e fumava stretto una sigaretta. Gli dissi che non volevo che fumasse in macchina, che volevo almeno che aprisse il finestrino, ma lui non mi sentiva, continuava a guardare dritto e me, dritto e me, con un ghigno fastidioso. E a tirare boccate di fumo che riempivano l'aria in macchina di nebbia arancion-color-dei-lampioni. Così la macchina era più che altro un cubo di fumo ansante per la strada dritta e nera.
-senti, io apro
-...non farlo.
-ma non vedo niente...
-non c'è niente da vedere. - boccando fumo.
-no, a parte la strada, certo...
-è tutta uguale, tranquillo, non ti perdi niente.
-e le curve?
-che curve...
-...tanto la colpa è la mia che ci parlo, con te...mica la tua.
-avevi detto che non avresti mai più parlato di colpa...-mentre aprivo il finestrino e il fumo defluiva fuori con l'eleganza di un'equazione termodinamica che adesso non mi ricordo.
Fuori, però, c'era la nebbia, una nebbia alta e spessa, che entrava dal finestrino aperto e si mescolava al fumo, fuori e dentro la macchina. E di noi certo era solo il momento. Dal resto solo una sottile lamiera lanciata a bomba contro la mestizia.
-te l'avevo detto di non aprire.

Poi, a un certo punto, c'erano due furgoni, uno davanti l'altro di qualche metro. Coi lampeggianti gialli, che roteavano. C'era un cartello a strisce bianche e rosse traslucido con scritto 'Trasporti Eccezionali' su ciascun furgone. Ma in mezzo ai due furgoni non si vedeva niente, c'era troppa nebbia, vi dico, non si vedeva niente.

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