giovedì 24 dicembre 2009

Buon Natale

'C'era qualcosa che volevo dire, qualcosa di importante e sottile. Qualcosa che fosse ben immerso in questo anticiclone delle emozioni che sembra essermi diventato il petto, ma qualcosa detto ad effetto. Che a sentirlo da solo sarebbe di per sè inutile, ma che immerso nell'anticiclone, avrebbe avuto un senso profondo. Qualcosa che non avesse a che fare col tempo che fa, che non avesse a che fare con le vecchie nostalgie che mi inchiodavano al bancone. Qualcosa di apolitico, non so.'
- mi ascolti Pitò? - fece 'si' con la testa e una 'u' rovesciata col grugno mentre teneva la mano sul boccaio della cornetta del telefono, con le gambe accavallate, seduto sporto verso la finestra, nella luce impastata, aspettando che qualcuno rispondesse dall'altro capo.
'Qualcosa per la beata consapevolezza. Un messaggio. Qualcosa che si stagli fieramente nell'abisso delle vostre colpe, un appiglio morale al quale accodarsi per uscire dalle pozze di nulla che cronicamente vi impastano le ruote motrici dell'anima. Una rivelazione, insomma. Avrei voluto dedicare questa tregua Natalizia a sotterrare tutte le asce, ma non ho più braccia, non più polmoni per certe cose. Forse. O sarà che, più semplicemente, non mi viene più niente da dire.'
-...nno, no...lo sò che...guardi, ho comperato questa cosa, quest'attrezzo che identifi...si, è legale, identifica i numeri e io...no, non sono...no, l'ho rintracciata e quindi mi chiedevo, perchè...no, lo so che...non ho risposto io, prima...no...volevo parteci...eh, so che fate ricerche di mercato perchè a questo numero chiamate solo voi e mia madre...no...no, lo so è una casualità...caSUalità, non caUsalità...'
-Pitò, mi ascolti? - lui guardava da un'altra parte, pur rivolgendomi la faccia e facendo 'sisi' più velocemente di prima.
'Non mi viene più niente, perchè non ho, più niente da dire. E non lo so neanche io perchè non ho più niente. Non vogliatemene. E' stato un anno duro, e non vedevamo l'ora che finisse. Tutto qui.'
-si, le dico...no, lo so che di solito siete voi a chiamare e noi a riattaccare...si, ma volevo partecipa...MA INSOMMA, SIGNORINA, LE STO FACENDO UN FAVORE...VOGLIO PARTECIPARE ALLA RICERCA DI MERCATO, MI FACCIA QUESTE CAZZO DI DOMANDE...si, mi altero perchè lei è incompetente e controproducente per l'azienda, mi faccia parlare con un suo supe...no...Pitone...Pi..to...ne...no, nient'altro che le interess...guardi, se non mi fa queste domande presenterò comunicazioni al suo responsabile delle risorse umane...
'Io penso che le persone siano come grandi serbatoi, mi si perdoni la pornografia. Che più le si riempe, più contengono. Serbatoi adattivi. Che più le svuoti e meno contengono. E, ecco, è stato un periodo di svuotamenti e riempimenti abbastanza contorto, quindi, diciamo, mi sono sfasato, spanciato. Di questo avrete risentito tutti, me ne rendo conto. Ma non è un'ammissione di colpa, non ho colpa di niente. Nessuno ne ha. Non si può neanche parlare, tecnicamente, di colpa'
-...oh, ecco...grazie...per...si, si...un metro e ottanta...e ottanta, si...no, no, saltuariamente...sempre...mh, mi faccia pensare, probabilmente una pornostar...da cinque a sei contrazioni...si...indubbiamente 44... - mentre si arricciava il dito attorno al filo del telefono e girava in tondo con la sedia, ogni tanto mi lanciava degli sguardi alzando il pollice e labializzando un 'P-E-R-F-E-T-T-O'.
'Il fatto è che pensavo di aver raggiunto, quel minimo di conclusioni, quel numero chiuso di certezze che, nella vita, si, diciamo ti fanno da contrafforte per i polpacci. E invece no. Si, avevo questa gamma di certezze che piacciono un pò a tutti, per non stare abbastanza sul cazzo a nessuno, ma misuratamente a tutti. Ma poi è subentrata la cosa della coerenza, e, si, ho mandato affanculo, mi si perdoni il francesismo, ho mandato affanculo, dicevamo, qualsiasi cosa, con la stessa forza con cui poi sono tornato indietro, coda tra le gambe, a chiedere scusa ed elemosinare attenzioni.'
-si...no...no...4,5 centimetri di diametro, 16,9 di lunghezza...beh approssimativamente, eh...no, al secondo decimale non mi arriva il metro...ecco, si...bene...visto? era molto più semplice di quan...no, lo so che magari poteva...vabè, signorina, ci siamo capiti...no, si, attendo in linea.
'Questa cosa e molte altre ancora mi hanno infastidito. Molto. Verso me stesso. Così, non avendo più niente da dire, non posso che augurarvi un sereno natale, affogato di carboidrati e grassi saturi, qualcosa il cui senso non farà che scivolare sempre più nei nodi dei pacchi, nelle decorazioni della carta, negli aghi di pino, nelle palle.'
-..arivederci, signorina, arrivederci...grazie ancora e buon natale..ss..ah, no, non sapev...vabè, buon ramadan, arivederci.
'e un felice anno nuovo, qualsiasi cosa significhi.'...che te ne pare?
-un analisi di mercato interessante, si...non ho capito la cosa della pornostar, però.
-no, dico, del discorso...
-ah...mh...
-non hai sentito niente..
-no no, ho sentito, ho sentito.

lunedì 21 dicembre 2009

Notte, buia notte.

L'altra sera tornavo in macchina da un posto che non mi ricordo.
Da un posto che non mi voglio ricordare. Era notte, buia notte.
In macchina non avevo acceso il riscaldamento, perchè, non so, mi sembrava fortemente ipocrita. Ma faceva un freddo lupo. La faccia illuminata solo dal quadro blu acceso, in testa solo il fischio del motore. Fuori c'era solo quello che riuscivano a illuminare i fari.
Alberi scorticati dal vento, mucchi di foglie, distributori in ipotermia, asfalto bagnato, cadaveri di rospi, cadaveri di istrici.E la notte, buia notte.
Così, ad un certo punto iniziò a nevicare, a grandi fiocchi bianchi. Non attaccherà mai, è bagnato. Ma lui nevicava, lento e costante, anche se non avrebbe mai attaccato, lui nevicava.
Poco dopo sono arrivato in città. (A natale, non nevica mai, non da me. E quando vedo le vetrine piene di polistirolo e le luci bianche a forma di fiocco di neve dell'illuminazione natalizia comunale, quando le vedo, ecco, mi sembra tutto più vero. Il natale, la neve, l'altruismo. Mi sembra che ci siano davvero, tutti condensati in piccoli chicchi di stirene soffiato.)
Ero fermo nel piazzale di casa, fuori dall'auto, a vedere le coltri di neve stratificarsi. A sentire tutte le bugie scivolare giù dal cielo con un soffice silenzio. A vedere le vetrine nella loro vera falsità, l'illuminazione natalizia comunale a forma di fiocchi di neve diventare solo illuminazione natalizia comunale. Così, lentamente, fiocco a fiocco.
Al centro del piazzale c'era una dunetta di neve che si gonfiava e si sgonfiava continuamente.
Era Pitone, vidi. Corico, con le mani giunte sotto l'orecchio, che dormiva.
-oh, che cazzo fai, coglione -scuotendolo dal torpore ipotermico.
-...
-oh, coglione!-scuotendolo più forte.
-...eh...oh, che c'è...che vuoi...
-no, non lo so...
-eh, allora...se non lo sai vieni a rompere le balle a me?non lo so neanch'io...
-...Pitò, stai dormendo sotto trenta centimetri di neve...
-...
-...beh, come mai, almeno...
-te l'ho già detto, non lo so...
-...
-riposo.
-ma un letto?
-troppo caos.
-come troppo caos...
-senti, è andata così: sono scivolato sul ghiaccio di fianco e l'orecchia mi s'è riempita di neve. Ho sentito questo silenzio assordante, me ne sono innamorato e mi sono accasciato per sentirlo tutto, questo silenzio assordante, per sentirlo bene.

Al che mi sono abbassato anch'io, porgendo l'orecchio verso la neve.
-io non sento niente.
-e non trovi che sia fantastico?
Allora mi sono accasciato, così, sulla neve, vicino a Pitone.E siamo rimasti vicini, come due sacchi di patate, in terra, a gonfiarci e sgonfiarci ripetutamente, mentre le coltri ci si stratificavano addosso. Sopra di noi qualche fioca luce dal condominio. Qualche stella. Qualche nube solinga.
E la notte, buia come petrolio, era solo notte, buia notte.

martedì 15 dicembre 2009

Idee per un moto perpetuo #7

Prendi un palloncino, te lo incolli alle labbra, prendi fiato e tappi il naso.
Ci soffi dentro finchè non si gonfia tutto e poi prendi fiato facendotelo sgonfiare nei polmoni.
Così via, finchè duri.

venerdì 4 dicembre 2009

Ossigenagite

Ieri sera ero disteso sul letto, rilassato, a guardarmi pensare.
Pensavo che dopo tutto facevo bene a fare come facevo, facevo bene a voler succhiare il midollo della vita, a vivere con gli occhi infiammati, ad annusare profondamente tutto e vivere fino a spezzarmi la pelle. Disteso. Sul letto.
E così, disteso sul letto, ho fatto quattro respiri profondi, per il naso, a voler annusare di tutto.
A voler annusare tutto.
Per la storia del midollo, no.

Ma la stanza non sapeva di, niente.
Ho pensato che forse a stare troppo in un posto poi ci si abitua all'odore(è forse poi per questo che si dice 'cambiare aria'), ma io sono pigro, non mi va di andarmene. Mi sono alzato, ho tappato le fessure delle porte con i cuscini, ho acceso quattro incensi contemporaneamente, e la stufetta, così, per cambiare aria, e ho aspettato.
Ad un certo punto s'è infittita una cortina alta e balsamica, l'aria calda mi insabbiava gli occhi, la banana sul tavolo maturava.
E così, disteso sul letto, ho fatto quattro respiri profondi, per il naso, a voler annusare tutto.
Per la storia del midollo, no.
Al terzo la testa è diventata leggera e ho sentito come il rumore del Ronco dentro le orecchie, i suoni più chiari e distanti. Al quarto faticavo a dissabbiare le palpebre dalle cornee e le ho abbassate definitivamente, ho avvertito un'extrasistole.
Il cuore a me mi batte tre volte.
Mentre sentivo il sapore dell'incenso bagnarmi il fondo lingua, la vita scorrermi sottile nei polmoni, il cervello gonfiarsi da dentro, pensavo che pensare è traumatico.
Che non volevo più pensare.
Che l'aria l'avevo cambiata, tanto.

E basta così.

Leichtigkeit

Leggerezze - Renton, acquarello. 2009.