mercoledì 24 dicembre 2008

Venice, Illinois

Sono andato a comprare un libro, in quel posto dove vendono libri che ti spiegano come va la vita. Facendo la fila l'ho iniziato, ma dietro di me una quindicenne diceva a sua madre di scrivere 'USA' nella cartolina mandata ad una amica in Illinois, perchè di Illinois nel mondo ce ne potevano essere due come di 'Venezia' ci sono tante 'Venice'. Io mi sono informato e no, non ci sono altri Illinois. Fanculo alla ragazzina. Sono uscito pagando e ringraziando con tanto automatismo che è come uscire sputati dal secondo ciclo di lavaggio della libreria, con 16 euro in meno.
Percorro strade secondarie, le percorro sempre. Perchè è più facile perdersi, ma più difficile che incontri qualcuno che non sa dove andare. E quando hai fretta questo è essenziale. E io ho sempre troppa fretta, ultimamente, e mi piace restarci solo, nella fretta. Negli interstizi tra i coni di luce dei lampioni a sentirsi da soli, nella nebbia.
Camminando poi ho sbattuto contro un tizio vomitando uno 'scusi' Comportamentalmente Certificato, non corrisposto, e pensando fra me e me che effettivamente avrebbe potuto rispondere. Ma poi ho pensato che quel tizio potrebbe essere, perchè no, Gesù Cristo in persona che se la mena nella nebbia cercando una scusa per apparire in mangiatoia con la barba e un pisello grosso così. E allora mi sono detto che non sono proprio l'ultimo sfigato. Poi ho pensato che è così che vanno le cose in generale. Ottundono nell'automatismo fin quando qualcuno, per incuria o in buona fede, non interrompe l'ingranaggio.
O ti incazzi.
O sorvoli, piacevolmente assorto a pensare a Gesù Cristo che salverà il mondo.
''Non c'è luce nella notte atomica, in un inverno con la gola aperta che annaspa e affoga nella nebbia. E i passi schivano le gocce a mezzaria, che cadono di tanto in tanto, a farti vedere che la nebbia è viva. Serpeggia e si spande, come ebola tra i muri e i crocicchi.''