L'altro giorno sono andato a visitare una fabbrica di bianchetto.
Il bianchetto è un prodotto interessante, perchè nelle tabelle merceologiche si chiama "correttore universale", e ogni volta che ci penso, che penso al concetto di "correttore universale", mi si apre la testa, mi si apre e fa 'whoosh', e parte lo screensaver di Windows, quello vecchio, con le stelle che si muovono verso di te, che però si vedono che non sono stelle, ma pixel bianchi. E mi immagino di cancellarle col "correttore universale", di schizzare un'altra via lattea da qualche parte o chessòio.
Poi però a questo punto partono anche tutti quei 'pensieri-porno' che non ho ancora imparato a neutralizzare sul nascere, basati sul parallelismo infingardo che c'è tra l'usare un pennarello a inchiostro liquido, o un correttore universale a vernice acrilica, e il pisello. Io questi pensieri li odio, allora cerco di pensare a quello che pensavo prima che li pensassi, o a cosa penserò dopo averli pensati.
Però: se penso a prima c'è uno 'sbatti sbatti' in entrambi i casi.
Se penso al dopo c'è una gioia effimera e apicale in entrambi i casi.
Allora ho capito che i pensieri-porno sono come le esplosioni controllate, una volta innescati non si possono fermare più, modificano sensibilmente la realtà e lasciano un sacco di polvere in testa.
Comunque, l'addetto al controllo qualità della vernice del correttore liquido ha 63 anni, ma non va in pensione perchè da giovane faceva l'attore porno d'avanguardia per il teatro futurista, per passione, e non ha versato un contributo uno. Si chiama Giuanin' e ha una stecca lunga 3 metri: per vedere i livelli di addensante nella vernice e controllare che non ci siano grumi nel vascone principale. Non è un lavoro vero, ma il prossimo anno va in pensione quindi chissenefrega.
Durante tutta la visita l'ho fissato spesso, e Giuanin' è sempre molto triste, perchè una volta, mi ha detto, una volta tutti o quasi i processi produttivi dipendevano direttamente da lui, dalle sue direttive. Oggi è tutto in mano alle macchine.
Lui è l'unico, con i 5 dipendenti e il datore di lavoro, escluso il personale amministrativo, non più di 4 unità, ad essere un pezzo di carne rosa dentro una fabbrica di ingranaggi bianchi.
-si, ma, Giuanin', non è meglio così? Meno fatiche, meno beghe...
-egià, fiøel, tu sei giu'ane, ma io son Giuanin'... - sorridendo si vedeva la protesi odontoiatrica bianco avorio.
-vabè, ma qual'è il problema...è troppa tutta la vernice se nò, tutta da solo...
-eh, ma lo vedi, neh? - aveva, dentro un pacco accanto alla sedia, una risma di fogli bianchi - lo vedi che bianco è questo qua? ti sembra il bianco del vascùn?
-non lo so, ma anche non fosse, che fa...su...
-ambè, fiøel...prendi quà...scrivi quà - mi ha impugnato la mano con la sua pezzata di vernice, mi ha messo una penna in mano e mi ha detto di scrivere
'Ti Amo, Laura'. Io ho scritto, e lui:
- canzèl, adè, canzèl il nome, neh.
Allora ho cancellato il nome con la vernice dall'orlo del vascone, ed è rimasto
'Ti Amo Laura', e ho pensato che cancellato non era effettivamente, che cancellare non si può mai, se la vernice non è dello stesso colore del foglio, dello stesso uguale.
mercoledì 10 febbraio 2010
lunedì 8 febbraio 2010
Tu guarda in alto.
Stamattina ho dormito molto più del solito, avevo il sonno arretrato, si dice così.
Ma non ho dormito bene.
Forse perchè avevo troppo sonno arretrato e quando le vuoi fare tutte insieme, ecco, vengono male. Anche dormire.
Forse perchè mi sono addormentato sul divano;
Fatto sta che ultimamente dormo un sacco e ho difficoltà a distinguere tra il sonno e la veglia.
Tipo: i miei coinquilini non l'ho mai visti in vita mia. Mai mai. A fine mese i soldi delle bollette sul tavolo in cucina. Però li sento: ogni tanto qualche casino che non ho voglia di controllare, i rumori delle trombate altrui o gli aspirapolvere alle otto di mattina.
E questa cosa mi pesa, direi. Mi pesa avere presenze non confermate.
Sogni basati sui loro rumori. Sogni erotici non miei.
Stamattina, sorpresa, c'era Pitone seduto davanti al divano, che parlava al telefono.Credo di aver sognato parti di cose di cui stava parlando, verso la fine, ma diciamo pure che non ha mai smesso di parlare al telefono, da ieri sera.La durata media di una telefonata è stata 25 minuti, una telefonata, però, è durata 2 ore.
Ieri sera l'avevo invitato, telefonandogli, per cena, ed è venuto, sempre mentre telefonava, facendomi 'cinque, cinque, cinque' con la mano.
Mi sa che vuol dire 'aspetta'.
Ho cenato con lui-al-telefono, chiacchierato in un inframezzo tra una telefonata e l'altra e smozzicato risposte mentre parlava con altra gente di altre cose che proprio non capivo.
Tipo 'si, si, infatti', 'no, non credo', e 'e poi che è successo?'.
Poi mi sono addormentato e lui, stamattina, era ancora lì che parlava al telefono, col braccio ingessato, e mi faceva 'vieni, vieni', con la mano. Io mi sono lavato e vestito mentre lui mi aspettava con la porta di casa aperta e le chiavi della macchina in mano, guardandomi ghignando per quello che il telefono gli vomitava nelle orecchie. Fissando un punto incomprensibile tra la mia tempia e poco-sopra-la-mia-tempia.
Siamo saliti in macchina e lui continuava a parlare.
Siamo arrivati in un campo sterminato e solcato da una lingua di asfalto e basta e lui continuava a parlare.
E' sceso dalla macchina con un ombrello incastrato sul gesso e il telefono nell'altra, si è piazzato in mezzo alla lingua d'asfalto e, reggendo il telefono con la spalla attaccata all'orecchio, ha aperto l'ombrello e, sotto l'ombrello, è rimasto a parlare.
Nel cielo non una nube. Per terra non una pozza.
-Pitò!
-'cinque, cinque, cinque'(col telefono incastrato tra l'orecchio e la spalla)- e indicava il telefono con la testa..
Ho aspettato che finisse la telefonata, e l'ho chiamato io, col cellulare, da dentro la macchina. Ho fatto il numero, ho aspettato 'tu, tu, tu' e mi ha risposto proprio lui, in diretta.
-welà
-...
-beh, che c'è?
-che ci facciamo, qui?
-aspettiamo...
-che cosa...
-che succeda qualcosa...
-ah, certo, e nel frattempo?
-boh, ammazziamo il tempo, chiamiamo qualcuno...
-uh, giusto..e che dovrebbe succedere?
-qualcosa succederà sicuramente, altrimenti non dovresti essere costretto ad ammazzare il tempo chiamandomi, no?
Ho chiuso il cellulare e mi sono messo a guardare Pitone sotto l'ombrello che parlava ancora con altra gente. Ad un certo punto m'è anche venuta una mezza voglia di chiamare qualcuno.
Ho ripensato al sogno che avevo fatto.
Nel sogno parlavo con gente con cui non parlerei mai, in vita mia.
Ma poi ha attaccato a piovere.
Pioveva roba scura, pesante, che si spiattellava a terra e faceva p'choc.
Sembrava terra, ma a guardarla bene era solo merda.
Ma non ho dormito bene.
Forse perchè avevo troppo sonno arretrato e quando le vuoi fare tutte insieme, ecco, vengono male. Anche dormire.
Forse perchè mi sono addormentato sul divano;
Fatto sta che ultimamente dormo un sacco e ho difficoltà a distinguere tra il sonno e la veglia.
Tipo: i miei coinquilini non l'ho mai visti in vita mia. Mai mai. A fine mese i soldi delle bollette sul tavolo in cucina. Però li sento: ogni tanto qualche casino che non ho voglia di controllare, i rumori delle trombate altrui o gli aspirapolvere alle otto di mattina.
E questa cosa mi pesa, direi. Mi pesa avere presenze non confermate.
Sogni basati sui loro rumori. Sogni erotici non miei.
Stamattina, sorpresa, c'era Pitone seduto davanti al divano, che parlava al telefono.Credo di aver sognato parti di cose di cui stava parlando, verso la fine, ma diciamo pure che non ha mai smesso di parlare al telefono, da ieri sera.La durata media di una telefonata è stata 25 minuti, una telefonata, però, è durata 2 ore.
Ieri sera l'avevo invitato, telefonandogli, per cena, ed è venuto, sempre mentre telefonava, facendomi 'cinque, cinque, cinque' con la mano.
Mi sa che vuol dire 'aspetta'.
Ho cenato con lui-al-telefono, chiacchierato in un inframezzo tra una telefonata e l'altra e smozzicato risposte mentre parlava con altra gente di altre cose che proprio non capivo.
Tipo 'si, si, infatti', 'no, non credo', e 'e poi che è successo?'.
Poi mi sono addormentato e lui, stamattina, era ancora lì che parlava al telefono, col braccio ingessato, e mi faceva 'vieni, vieni', con la mano. Io mi sono lavato e vestito mentre lui mi aspettava con la porta di casa aperta e le chiavi della macchina in mano, guardandomi ghignando per quello che il telefono gli vomitava nelle orecchie. Fissando un punto incomprensibile tra la mia tempia e poco-sopra-la-mia-tempia.
Siamo saliti in macchina e lui continuava a parlare.
Siamo arrivati in un campo sterminato e solcato da una lingua di asfalto e basta e lui continuava a parlare.
E' sceso dalla macchina con un ombrello incastrato sul gesso e il telefono nell'altra, si è piazzato in mezzo alla lingua d'asfalto e, reggendo il telefono con la spalla attaccata all'orecchio, ha aperto l'ombrello e, sotto l'ombrello, è rimasto a parlare.
Nel cielo non una nube. Per terra non una pozza.
-Pitò!
-'cinque, cinque, cinque'(col telefono incastrato tra l'orecchio e la spalla)- e indicava il telefono con la testa..
Ho aspettato che finisse la telefonata, e l'ho chiamato io, col cellulare, da dentro la macchina. Ho fatto il numero, ho aspettato 'tu, tu, tu' e mi ha risposto proprio lui, in diretta.
-welà
-...
-beh, che c'è?
-che ci facciamo, qui?
-aspettiamo...
-che cosa...
-che succeda qualcosa...
-ah, certo, e nel frattempo?
-boh, ammazziamo il tempo, chiamiamo qualcuno...
-uh, giusto..e che dovrebbe succedere?
-qualcosa succederà sicuramente, altrimenti non dovresti essere costretto ad ammazzare il tempo chiamandomi, no?
Ho chiuso il cellulare e mi sono messo a guardare Pitone sotto l'ombrello che parlava ancora con altra gente. Ad un certo punto m'è anche venuta una mezza voglia di chiamare qualcuno.
Ho ripensato al sogno che avevo fatto.
Nel sogno parlavo con gente con cui non parlerei mai, in vita mia.
Ma poi ha attaccato a piovere.
Pioveva roba scura, pesante, che si spiattellava a terra e faceva p'choc.
Sembrava terra, ma a guardarla bene era solo merda.
sabato 6 febbraio 2010
'Il Natante', in 'Osservatorio Generale': Note.
+++
Diciamo pure che, ecco, basta prendere una persona e *letteralmente* immergerla nelle cose(fig.acqua, flussi di persone, budino alla ciliegia), e, diciamo pure che la persona vive. Consideriamo la persona come *vivente*. Diciamo anzi che la dicitura generale della nozione di *vita* è "serie di eventi fortuiti e sconnessi(/causali e preordinati) che deviano il naturale corso dell'*esistenza*". Su questo, siamo d'accordo tutti, mi permetto;Sappiamo per certo che il sig.F. nel corso della sua *vita*(def. cfr infra) le abbia sapute queste cose, fin troppo bene. Diciamo pure che il sig.F., che per comodità chiameremo sig.Freud, abbia fisicamente generato schiere di persone che dicono cose le quali sono reificate(rese reali) dall'autoinfatuazione per i 2/3 delle volte e leggermente reificate per il resto. Tipo Cristo(l'esempio è anzi ripetibile per il soggetto 'Cristo').
Bene, allora, prendiamo un soggetto A che abbia vissuto facoltativamente(anche in merito al grado) (auto)infatuato e ne operiamo *toglimento* da 8 mesi a questa parte. Ne scremiamo l'ego di vasca in vasca fino a renderlo liscio e trasparente come la vodka. Per *toglimento* intendiamo, in questo caso(e solo in questo caso), quell'operazione di emersione dalle cose(fig.acqua, flussi di persone, budinoallaciliegia) che lascia intonsi e indenni, come una parete intonacata di fresco. Operare *toglimento*(vd.:raccolta differenziata tibetana dei pensieri 'addendum') è un operazione minuziosa e senza via di scampo. Diciamo pure che è un operazione definitiva, che il sig.Freud ha definito bislaccamente *rimozione* descrivendo solo una parte del profilo unitario che l'operazione comporta: il fattore statico.
Beh, alla statica del sig.F.(o Freud), noi aggiungiamo il fattore dinamico che permette di escludere le esperienze reali nella loro totalità in quanto legami significanti e rimandanti all'oggetto-in-sè della rimozione. Diciamo pure che questa può essere considerata una forma di *suicidio* reale e progressivo. Per comodità in questa sede chiamiamo *suicidio* quello che tra di noi, più propriamente, in sede di studi, chiamiamo *Rebooting Implementato*. Per *Rebooting Implementato* si intende quella procedura di riavvio generale di un sistema dichiarato unanimemente fallito dai fruitori che non si risolve in una fase statica finale, ma si risolve, esso stesso, nel rebooting, nel riavvio continuo in cui un soggetto sottoposto a *toglimento* duraturo inevitabilmente cade.
+++
Posto questo, possiamo affermare con certezza pressochè matematica che un essere umano che, da principio, fosse chiuso in una stanza 4x4 letto lavandino e luce terrestre dall'alto di una grata, diciamo, sarebbe prima o poi pervenuto alla nostra stessa soluzione, soluzione che è stata raggiunta da chi invece è stato immerso nelle cose(fig. cfr. infra).Posto questo: vivere è facoltà del soggetto; (il soggetto ne ha facoltà)
Come vivere è facoltà del soggetto; (il soggetto ne ha facoltà)
Non sono pervenuti argomenti a favore della tesi della 'positività', né della 'negatività' della vita(né nel senso della vita, né nel senso della modalità della vita); Il risultato sarà comunque, prima o poi, una condizione casuale(/predeterminata) che porterà il soggetto ad operare *toglimento*.
+++
Lo studio si rivolge alle conseguenze del *Rebooting Implementato*. Sembra infatti improbabile che venga mantenuta una tabula rasa dinamicamente costante, ma sembra altrettanto assurdo e insensato che la detta tabula rasa abbia come destino ineluttabile quello di essere riempita per poi essere svuotata di nuovo(cfr. def. 'Speranza'). La psiche del soggetto in R.I. infatti bypassa il riempimento considerando come fine, e non più come mezzo della *vita*, il mantenere la tabula rasa 'ordinata', dove, per 'ordinata' intendiamo l'unico ordine possibile riconosciuto dal soggetto come meritevole di tutela: il virgineo candore di un muro intonacato di fresco.+++
L'osservazione del soggetto nelle vasche di *toglimento* ha mostrato come dopo tempo è apparso più conveniente cessare il *Rebooting Implementato* per 'finalizzarlo' ad una staticità emotivo-psicologica che però, a quanto risulta in termini di presenza del soggetto ai test, sembra averlo svuotato.+++
La scrematura dell'ego è stata dichiarata 'tortura' dal Tribunale Internazionale per la Scienza e la Tecnica ed è quindi cessata prima che il soggetto 'B' potesse iniziare la terapia. In lui, a scapito della celerità della guarigione, abbiamo notato un coefficiente di sofferenza maggiore, ma una stabilità durevole nella vita dopo la cura. Il soggetto 'A' ---'Osservatorio Generale' è edito da F.A.S. edizioni.
lunedì 1 febbraio 2010
venerdì 29 gennaio 2010
FG
C'eravamo io e Pitone in macchina, nella nebbia, lui aveva un grosso braccio ingessato e fumava stretto una sigaretta. Gli dissi che non volevo che fumasse in macchina, che volevo almeno che aprisse il finestrino, ma lui non mi sentiva, continuava a guardare dritto e me, dritto e me, con un ghigno fastidioso. E a tirare boccate di fumo che riempivano l'aria in macchina di nebbia arancion-color-dei-lampioni. Così la macchina era più che altro un cubo di fumo ansante per la strada dritta e nera.
-senti, io apro
-...non farlo.
-ma non vedo niente...
-non c'è niente da vedere. - boccando fumo.
-no, a parte la strada, certo...
-è tutta uguale, tranquillo, non ti perdi niente.
-e le curve?
-che curve...
-...tanto la colpa è la mia che ci parlo, con te...mica la tua.
-avevi detto che non avresti mai più parlato di colpa...-mentre aprivo il finestrino e il fumo defluiva fuori con l'eleganza di un'equazione termodinamica che adesso non mi ricordo.
Fuori, però, c'era la nebbia, una nebbia alta e spessa, che entrava dal finestrino aperto e si mescolava al fumo, fuori e dentro la macchina. E di noi certo era solo il momento. Dal resto solo una sottile lamiera lanciata a bomba contro la mestizia.
-te l'avevo detto di non aprire.
Poi, a un certo punto, c'erano due furgoni, uno davanti l'altro di qualche metro. Coi lampeggianti gialli, che roteavano. C'era un cartello a strisce bianche e rosse traslucido con scritto 'Trasporti Eccezionali' su ciascun furgone. Ma in mezzo ai due furgoni non si vedeva niente, c'era troppa nebbia, vi dico, non si vedeva niente.
-senti, io apro
-...non farlo.
-ma non vedo niente...
-non c'è niente da vedere. - boccando fumo.
-no, a parte la strada, certo...
-è tutta uguale, tranquillo, non ti perdi niente.
-e le curve?
-che curve...
-...tanto la colpa è la mia che ci parlo, con te...mica la tua.
-avevi detto che non avresti mai più parlato di colpa...-mentre aprivo il finestrino e il fumo defluiva fuori con l'eleganza di un'equazione termodinamica che adesso non mi ricordo.
Fuori, però, c'era la nebbia, una nebbia alta e spessa, che entrava dal finestrino aperto e si mescolava al fumo, fuori e dentro la macchina. E di noi certo era solo il momento. Dal resto solo una sottile lamiera lanciata a bomba contro la mestizia.
-te l'avevo detto di non aprire.
Poi, a un certo punto, c'erano due furgoni, uno davanti l'altro di qualche metro. Coi lampeggianti gialli, che roteavano. C'era un cartello a strisce bianche e rosse traslucido con scritto 'Trasporti Eccezionali' su ciascun furgone. Ma in mezzo ai due furgoni non si vedeva niente, c'era troppa nebbia, vi dico, non si vedeva niente.
sabato 23 gennaio 2010
Microcenturie
Mi sembra una cosa interessante, dopotutto.
Sia come iniziativa, che come "evoluzione antropoemica del concetto di inquinamento secondo i paradigmi della street-art".
Per questo e altre ragioni che non mi ricordo*, ho partecipato.
Spero che mi pubblichino prima o poi**.
*pavoneggiarsi.
**per (vd.*) ho scelto 'Notte, buia notte'
Sia come iniziativa, che come "evoluzione antropoemica del concetto di inquinamento secondo i paradigmi della street-art".
Per questo e altre ragioni che non mi ricordo*, ho partecipato.
Spero che mi pubblichino prima o poi**.
*pavoneggiarsi.
**per (vd.*) ho scelto 'Notte, buia notte'
domenica 17 gennaio 2010
Vigilanza*
-Niente di personale, davvero. Non voglio sembrare più cinico di quanto non sia [diventato] già, per cause che non mi pare mai il caso, il modo, il momento o il luogo di ricordare. E va sempre a finire che la colpa è di qualcuno, quando non mi costerebbe niente, ma niente davvero, ammettere che sono solo un po' marcio dentro. No, non mi costerebbe neanche quel minimo di pudor proprio, perché proprio non è una questione di pudore.
Pudore è quando entri in spogliatoio e ti copri le parti basse anche se sei vestito.
Pudore è smettere quando hai colmato la brocca.
Pudore è abbassare lo sguardo.
E queste sono tre cose che non faccio da un sacco di tempo.1
La verità è che non è una questione di niente, pensavo. Non è di orgoglio, non è di principio.2 Non è proprio una questione. Sono marcio dentro. Certe cose non posso proprio farle, altre proprio non posso smettere di farle. Ne andrebbe del marciume che mi sto accuratamente coltivando nel ventre.
E non fa niente se sono marcio, perché, tanto, dai diamanti non nasce niente. Il fatto è che, semplicemente, le regole del gioco non le ho fatte io[sic].3 E il gioco lo conosciamo tutti troppo bene per darci altri bonus, sai, tipo quando si chiude un occhio per il principiante, gli si dà un'altra occasione. Una chanches.
Ecco, non si può.
E' anche inutile continuare a sanguinare, perché non mi impietosisco. La pietà l'ho data in prestito, come l'affetto, le parole dolci, tutto in comodato. L'amore in subappalto [ai siti porno]. Il resto a Google, o a Wikipedia. Rientrano sabato o domenica sera. Di che mese, di che anno, non lo so. E il fatto è anche che, e lo dico con l'ipocrisia di chi è stato costretto a sanguinare e ha ancora le ferite in bella posta sotto la giacca, è ora che cresciamo un po' tutti quanti e la smettiamo con questa cosa dei sentimenti.
Io sono stato in tutte e due le situazioni. Più in una che in un'altra, a sincerità, però me le ricordo entrambe. Mi ricordo che in una vuoi fare qualcosa, ma non puoi e nell'altra puoi fare qualcosa, ma non vuoi. Frustrazione, ansia e depressione.4Quindi facciamo che ognuno fa la sua parte e ci leviamo dai coglioni meno dolorosamente possibile. E scusa se non ho usato parole più dolci, è che sono convinto che a volte le cose stiano meglio dette schiette. Proprio, sono convinto che si adagino meglio tra i silenzi, tra le lettere, che fatichino meno a trovare il senso. E poi, infondo, sono anche convinto che reggerai. Fino ad allora, tu lasci vivo il gatto e io non mi faccio più le seghe. Più più.
-mangia, suonato. Se si fredda poi non è più buono a niente.
-amen. buon appetito.
-buon appetito. rumore di brodo e cucchiai.
-certo che come preghiera era strana forte...
-non era una preghiera*
1.Elenco di altre cose che non faccio da un sacco di tempo: piscina, studiare per più di due ore consecutivamente, andare da qualsiasi parte con la calma placida di chi sa da dove viene, correre, aiutare qualcuno che non sia io, credermi qualcuno e poi smetterla [di solito qui faccio solo la prima, quindi considero una cosa sola fare entrambe], aspettare dieci minuti prima di alzarmi dal letto facendo un breve briefing su chi sono, i perché e tutto il resto, darmi risposte.
2.Qui ho scoperto che 'principio' è solo un modo più "corretto" di dire 'orgoglio', il che è curioso, dal momento che me ne sono riempito la bocca fino a scoppiare per un numero imprecisato di volte. Curioso.
3.Sono sicuro che se le avessi fatte io risulterebbero magari un tantino più ostiche, ma lascerebbero meno spazio agli ormoni, più ai processi logico-cognitivi. In più escluderebbero qualsiasi revocabilità delle scelte, il che rende le cose più difficili, ma indubbiamente più divertenti.
4.Elenco di antidepressivi: Imipramina, Amitripitrilina, Fenelzina, Citalopram, Bupropione,
Reboxetina.
Pudore è quando entri in spogliatoio e ti copri le parti basse anche se sei vestito.
Pudore è smettere quando hai colmato la brocca.
Pudore è abbassare lo sguardo.
E queste sono tre cose che non faccio da un sacco di tempo.1
La verità è che non è una questione di niente, pensavo. Non è di orgoglio, non è di principio.2 Non è proprio una questione. Sono marcio dentro. Certe cose non posso proprio farle, altre proprio non posso smettere di farle. Ne andrebbe del marciume che mi sto accuratamente coltivando nel ventre.
E non fa niente se sono marcio, perché, tanto, dai diamanti non nasce niente. Il fatto è che, semplicemente, le regole del gioco non le ho fatte io[sic].3 E il gioco lo conosciamo tutti troppo bene per darci altri bonus, sai, tipo quando si chiude un occhio per il principiante, gli si dà un'altra occasione. Una chanches.
Ecco, non si può.
E' anche inutile continuare a sanguinare, perché non mi impietosisco. La pietà l'ho data in prestito, come l'affetto, le parole dolci, tutto in comodato. L'amore in subappalto [ai siti porno]. Il resto a Google, o a Wikipedia. Rientrano sabato o domenica sera. Di che mese, di che anno, non lo so. E il fatto è anche che, e lo dico con l'ipocrisia di chi è stato costretto a sanguinare e ha ancora le ferite in bella posta sotto la giacca, è ora che cresciamo un po' tutti quanti e la smettiamo con questa cosa dei sentimenti.
Io sono stato in tutte e due le situazioni. Più in una che in un'altra, a sincerità, però me le ricordo entrambe. Mi ricordo che in una vuoi fare qualcosa, ma non puoi e nell'altra puoi fare qualcosa, ma non vuoi. Frustrazione, ansia e depressione.4Quindi facciamo che ognuno fa la sua parte e ci leviamo dai coglioni meno dolorosamente possibile. E scusa se non ho usato parole più dolci, è che sono convinto che a volte le cose stiano meglio dette schiette. Proprio, sono convinto che si adagino meglio tra i silenzi, tra le lettere, che fatichino meno a trovare il senso. E poi, infondo, sono anche convinto che reggerai. Fino ad allora, tu lasci vivo il gatto e io non mi faccio più le seghe. Più più.
-mangia, suonato. Se si fredda poi non è più buono a niente.
-amen. buon appetito.
-buon appetito. rumore di brodo e cucchiai.
-certo che come preghiera era strana forte...
-non era una preghiera*
1.Elenco di altre cose che non faccio da un sacco di tempo: piscina, studiare per più di due ore consecutivamente, andare da qualsiasi parte con la calma placida di chi sa da dove viene, correre, aiutare qualcuno che non sia io, credermi qualcuno e poi smetterla [di solito qui faccio solo la prima, quindi considero una cosa sola fare entrambe], aspettare dieci minuti prima di alzarmi dal letto facendo un breve briefing su chi sono, i perché e tutto il resto, darmi risposte.
2.Qui ho scoperto che 'principio' è solo un modo più "corretto" di dire 'orgoglio', il che è curioso, dal momento che me ne sono riempito la bocca fino a scoppiare per un numero imprecisato di volte. Curioso.
3.Sono sicuro che se le avessi fatte io risulterebbero magari un tantino più ostiche, ma lascerebbero meno spazio agli ormoni, più ai processi logico-cognitivi. In più escluderebbero qualsiasi revocabilità delle scelte, il che rende le cose più difficili, ma indubbiamente più divertenti.
4.Elenco di antidepressivi: Imipramina, Amitripitrilina, Fenelzina, Citalopram, Bupropione,
Reboxetina.
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